Il rinvio a giudizio dell’ex tronista di Uomini e Donne, accusato di aver violentato due ragazze, di cui una minorenne, insieme al suo amico Giuseppe Balestreri, richiama alla mente altre vicende simili. Quelle di ballerini, attori, personaggi del grande e piccolo schermo. Vip apparsi dal nulla la cui fama trae in inganno donne che sempre più frequentemente sono costrette a denunciare i divi che fino ad un attimo prima ammiravano. Storie poco chiare, offuscate dai racconti di vittime traumatizzate e rese tortuose anche dalla potenza mediatica dei protagonisti. Come la vicenda di Catello Miotto, ex ballerino della trasmissione televisiva «Amici», condannato in primo grado a cinque anni e mezzo per aver commesso una violenza sessuale ai danni dell’ex moglie di un amico. La vicenda era accaduta nel febbraio del 2010, quando il ballerino era andato nell’appartamento sottostante la sua abitazione, per parlare con il suo amico. Quando aveva visto la vittima, una viterbese di trentasette anni appena separatasi dall’amico, l’avrebbe scaraventata sul letto, dove sarebbe avvenuta la violenza sessuale. L’ex coniuge, sconvolto, sarebbe intervenuto dopo pochi istanti. L’imputato, condannato in primo grado, non ha mai smesso di professare la sua innocenza, sostenuto anche da una perizia medica che afferma l’esistenza di un rapporto sessuale consenziente. «Non ho violentato nessuno, penso solo a ballare. Sono vittima di un’agonia che va avanti da quattro anni», aveva dichiarato il ragazzo. Anche Gabriele Paolini, il «disturbatore televisivo» più famoso d’Italia, era stato arrestato perché accusato di un reato di natura sessuale. Secondo la procura, il 39enne avrebbe pagato alcuni ragazzi minorenni per far sesso con lui: «Induzione della prostituzione minorile e produzione di materiale pedopornografico». I militari dell’Arma dei carabinieri avevano infatti ritrovato alcune foto dove l’indagato sarebbe in compagnia di minori e compirebbe atti sessuali. Anni fa lo stesso Paolini aveva denunciato di aver subito una violenza sessuale da parte di un prete, quando aveva solo quindici anni. Dopo quella denuncia, l’uomo si era particolarmente esposto, lanciando vari messaggi contro la pedofilia. Anche in questo caso servirà un processo per fare chiarezza. Poi ci sono gli episodi relativi ad Alexandro Vitalone, attore teatrale con qualche apparizione di rilievo in fiction televisive come «La Squadra». L’uomo, figlio dell’ex ministro e magistrato Claudio Vitalone, scomparso nel 2008, era stato arrestato e condannato per aver violentato una minorenne, in una traversa vicino Campo de’ Fiori. Non è la prima volta che l’uomo è costretto a difendersi in un’aula di Tribunale. Secondo la procura capitolina, infatti, avrebbe costretto la sua compagna, questa volta maggiorenne, a subire ogni tipo di violenza, marchiandola a fuoco, spegnendole mozziconi di sigaretta sulla pelle e ammanettandola a una panca da boby building, dove l’avrebbe frustata e violentata. Una storia di passione e violenza, come tante, dove i protagonisti sono sempre loro: i vip. Come Emanuel Bevilacqua, attore romano che ha recitato al fianco di Valerio Mastrandrea e ha lavorato nelle serie tv «Distretto di Polizia» e «Clan dei camorristi». L’uomo è stato rinviato a giudizio per lesioni personali e stalking. Avrebbe infatti minacciato, molestato, insultato e aggredito la sua ex compagna. Dopo aver seguito, controllato e picchiato la donna, avrebbe persino provato a investirla con la macchina. Non sempre naturalmente i beniamini del piccolo schermo sono i protagonisti negativi della cronaca giudiziaria. Vicende come quelle denunciate da Mariagrazia Cucinotta, Lapo Elkan e Nina Moric, provano che spesso anche loro, nonostante tutti i vantaggi che un’esposizione mediatica e uno lavoro ben remunerato possono offrire, sanno cosa vuol dire stare dall’altra parte. Quella delle vittime.
Pugni, stalking, marchi a fuoco. Le relazioni pericolose dei vip tv
Da «Uomini e donne» a «Distretto di Polizia»