Attualità

Bossetti: "Sono un uomo tutto casa e lavoro"

Il presunto killer di Yara: non l’ho uccisa io

Provato dalla lunga detenzione in regime di isolamento, ma convinto di poter spiegare al pubblico ministero Letizia Ruggeri le sue verità sui riscontri accumulati dalla procura di Bergamo, ieri Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore accusato di avere rapito, ridotto in fin di vita e infine abbandonato in un campo incolto il corpo esamine della piccola Yara Gambirasio, si è presentato davanti al magistrato titolare dell’indagine per la prima volta dal suo arresto. Un incontro lungo nel quale Bossetti – incastrato dalle tracce di Dna rinvenuto sugli indumenti intimi della giovanissima – si è proclamato per l’ennesima volta completamente estraneo alla vicenda. L’indagato, interrogato in carcere per oltre tre ore, ha fornito al pm una serie di risposte sugli elementi raccolti dagli investigatori in quattro anni di indagini. Senza mai toccare l’argomento del Dna – elemento che gli inquirenti considerano come «prova regina» dell’intero impianto accusatorio – Bossetti ha cercato di fornire una serie di giustificazioni agli elementi indiziari finiti nel fascicolo (monumentale) dell’inchiesta. Il muratore con la fissazione per i casi cronaca nera si è giustificato rispetto ai movimenti (registrati dall’analisi dei contatti telefonici) che lo vedevano transitare spesso nei dintorni della palestra frequentata dalla ragazza: palestra che si trova comunque nel centro di Brembate di Sopra, paesino della Val Seriana nel quale lo stesso Bossetti si recava continuamente vista la vicinanza con Mapello, altro centro del comprensorio in cui il muratore risiede assieme alla famiglia. L’indagato ha poi parlato dei suoi comportamenti nei giorni immediatamente precedenti alla scomparsa della ragazza e dei suoi movimenti nelle settimane trascorse fino alla primavera del 2011 quando un modellista dilettante rinvenne il corpo senza vita della piccola in un campo incolto di Chignolo d’Isola. Bossetti, assistito dai suoi legali, gli avvocati Salvagni e Gazzetti, ha poi spiegato al pm Ruggeri il suo stile di vita, ribadendo di essere un tipo abitudinario che, una volta uscito dal cantiere, faceva vela verso casa dove passava il resto della serata in compagnia dei tre figli piccoli, prima di ricominciare il giorno dopo la solita routine. E se, da una parte, si è detto nuovamente innocente, sul versante delle indagini, proseguono gli accertamenti irripetibili degli investigatori, che sono certi di poter accumulare ancora altre prove sulla colpevolezza di Bossetti. Su tutti restano gli accertamenti sul materiale organico rinvenuto sul cadavere della piccola ginnasta: prove schiaccianti che, almeno per il momento, non sono state prese in considerazione dai suoi difensori e che non sono stati argomento dell’interrogatorio in carcere. «Sono soddisfatto per come si è svolto l’incontro del nostro assistito con la Procura – ha dichiarato al Tempo l’avvocato Salvagni – Bossetti ha risposto a tutte le domande senza mai trincerarsi dietro facili non so o non ricordo. Né tanto meno si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dice di essere innocente, e noi gli crediamo. Nelle prossime settimane speriamo di potere avere in mano gli elementi per dimostrarlo». La difesa del muratore di Mapello, infatti, ha nominato una serie di periti di parte nel tentativo di smontare l’impianto accusatorio. Periti che dovranno comunque confrontarsi con la montagna di prove raccolte dagli investigatori e che sembrano chiudere il cerchio su un omicidio orrendo che, per anni, è stato attribuito a «Ignoto 1»: oggi Ignoto 1 ha una faccia e un nome che corrisponde a quello di Massimo Giuseppe Bossetti. Quella faccia è stata disegnata sulla prova del Dna che ora, su richiesta degli avvocati dell’indagato, dovrà essere eseguita nuovamente.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.