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Marino sloggia gli okkupanti dal Valle

Dopo tre anni di illegalità e anarchia il Comune vuole sgomberare. Il sindaco agli artisti: «Con il Mibac bandiremo una gara pubblica»

Teatro Valle occupato, fuori tutti: così parlò Ignazio Marino dopo mesi di silenzio-assenso e numerosi appelli da parte di personaggi illustri e comuni cittadini per risposte a una situazione diventata il simbolo dell’illegalità impunita in Italia. «Il Teatro Valle è parte fondamentale del patrimonio di questa città, la cui vita culturale si fonda sul lavoro e l'impegno di sessanta teatri - ha spiegato il sindaco -In questi ultimi tre anni, tuttavia, la struttura ha vissuto una forma di contraddizione evidente, che nessuno si è assunto la responsabilità di affrontare. È chiaro che la passata amministrazione non ha lavorato come doveva e questo può aver motivato l'iniziativa di accendere un riflettore su quello spazio tuttavia la legalità deve valere per tutti soprattutto di fronte alle enormi difficoltà che tanti teatri della nostra città affrontano quotidianamente per mantenersi in vita». Insomma il dado è tratto, si è infranto il «tabù» che finora ha impedito alla giunta capitolina di sinistra di «disturbare» il sogno di un teatro gestito autonomamente da artisti, che ospita e produce drammaturgia contemporanea ma anche campagne elettorali di alcuni politici amici come Alexis Tsipras. «Stiamo lavorando per bandire nel più breve tempo possibile una gara di evidenza pubblica d'intesa con il Mibact - ha aggiunto Marino - Il confronto è fondamentale. Perciò ascolteremo la città, a partire dagli operatori, coinvolgendo fin da subito il Teatro di Roma affinché ci aiuti a disciplinare questa transizione». Ma per far questo il sindaco chiede agli occupanti «un’assunzione di responsabilità» che consiste «nel rendere al più presto disponibile la struttura per favorire il processo di rilancio del prezioso spazio culturale, anche facendo tesoro dell'esperienza fino ad ora maturata». Giovedì mattina gli artisti del Valle hanno occupato simbolicamente l'assessorato alla Cultura per chiedere un assessore ma soprattutto «un’interlocuzione con il Sindaco Marino per cominciare ad affrontare la questione aperta della Fondazione Teatro Valle Bene Comune». Con l’occasione hanno presentato il cartellone estivo infarcito di eventi e spettacoli a dimostrazione del fatto che il Valle è una fucina, un laboratorio di creatività permanente, un teatro che non va in vacanza. Per chi non lo sapesse alla Fondazione in questione (sostenuta e promossada giuristi del calibro di Ugo Mattei e Stefano Rodotà) il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha negato il riconoscimento di personalità giuridica. Ma la Fondazione è fortemente caldeggiata, invece, dagli esponenti capitolini di Sel come il capogruppo Peciola che ha pregato Marino «di avviare il rilancio delle politiche culturali attraverso percorsi partecipati e riconoscere la progettualità di alto valore culturale, sociale e politico del Teatro Valle». La deputata di Sel Celeste Costantino, invece, in Commissione Cultura e Istruzione ha rimarcato che «le motivazioni che hanno portato all'occupazione del Teatro Valle Occupatosono ancora validissime e attuali: a Roma è nato un modello alternativo e partecipato nel panorama culturale europeo». Quindi va bene così. Neanche un mese fa un nutrito gruppo di intellettuali, artisti di teatro, registi, politici ecc ha sottoscritto una richiesta partita da Edoardo Sylos Labini rivolta alle istituzioni per mettere fine all’occupazione. Perché da tre anni a questa parte non s’è mossa una paglia. Il Valle è di proprietà demaniale dato in concessione dal Mibac al Comune. Un anno fa la convenzione è stata rinnovata. Poi nel dicembre scorso il Mibac ha chiesto al Comune un piano di valorizzazione dello spazio mai arrivato. Nel frattempo dall’inizio della convenzione il Ministero non ha più pagato le utenze del teatro passate al Comune. I 35 dipendenti del teatro sono stati trasferiti al Collegio Romano. Intanto c’è un danno erariale per mancati intrioiti allo Stato, evasione fiscale, attività di spettacolo priva di agibilità per la sicurezza, un milione di euro d’incassi persi ogni anno e altre disgrazie. Marino vuole sgomberare: era ora.

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