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I pm: «Serve altro tempo per indagare»

La Procura di Bergamo cerca indizi per supportare il capo d’accusa ma mostra soddisfazione: «Buon risultato in un’inchiesta lunga e difficile»

«Non escludo che si possa seguire la strada del giudizio immediato, ma le indagini non sono chiuse e serve altro tempo per indagare. E poi non abbiamo la necessità di affrettare i tempi visto che i termini di custodia cautelare nei confronti dell'indagato non scadranno presto». Si muove con i piedi di piombo il sostituto procuratore di Bergamo, Letizia Ruggeri Anche perché, esclusa la prova del Dna che sembra inchiodare alle proprie responsabilità il 44enne operaio lombardo, le indagini non si sono ancora fermate, tanto che, storia di una manciata di giorni fa, gli inquirenti hanno sequestrato numerosi oggetti dalla casa che Bossetti condivideva con la moglie e i suoi tre figli. Ma se da una parte, gli inquirenti predicano calma, dall'altra è evidente la soddisfazione che traspare durante la conferenza stampa tenuta in una aula del Tribunale bergamasco. Estremamente soddisfatta del risultato raggiunto il pm titolare dell'inchiesta Letizia Ruggeri. «Un'indagine lunga, laboriosa faticosa, contraddittoria e sorprendente condotta con passione, impegno e dedizione da tutte le forze di polizia«, ha detto il sostituto procuratore orobico, che ha ricordato alle decine di giornalisti che affollavano l'aula del palazzo di giustizia di come le indagini fossero partite senza l'ausilio di nessun testimone e senza l'aiuto delle immagini di qualche telecamera a circuito chiuso. Un'indagine che anzi, nei primi giorni, è stata anche intralciata dai tanti che in buona fede, si erano precipitati dagli inquirenti per fornire informazioni, risultate poi inutili. E poi le tante piste seguite «non ne abbiamo lasciata fuori nessuna, persino quella che ipotizzava l'interessamento della criminalità organizzata». Poi, a circa tre mesi dalla scomparsa della piccola Yara, il ritrovamento del cadavere che ha consentito agli inquirenti di effettuare un importante passo in avanti. Ritrovamento che «è stato di un grande aiuto – ha detto ancora il pm - come è noto i cadaveri danno informazioni e sapere che sugli slip è stato localizzato questo Dna. A questo punto il Dna è stato il faro alla luce del quale proseguire le indagini». Dal quel faro è iniziata la caccia all'uomo durata oltre 3 anni e mezzo: migliaia di test, eseguiti dai Ris dei carabinieri e effettuati dai tecnici dell'università di Pavia che hanno trovato una risultanza importante con il dna recuperato dopo la riesumazione del cadavere di Giuseppe Guerinoni, morto anni prima della sconparsa della ragazzina. Da quel tassello gli inquirenti si convincono che l'assassino potrebbe essere un figlio illeggittimo di Guerinoni, e con un'indagine che non ha precedenti, scavano nella vita di centinaia di donne che potrebbero aver avuto in passato una relazione con l'uomo. Oltre 550 i profili femminili che vengono scandagliati, fino a risalire, grazie a un amele rarissimo a Ester Arzuffi, la madre dell'indagato che, sul finire degli anni sessanta abitava con il marito nella stessa via di Guarinonio con il quale avrebbe allacciato una relazione da cui sarebbe nato Bossetti. L'ultimo passo prima del fermo del presunto assassino. «C'è stato un apporto della scienza nelle indagini come forse mai in precedenza - ha detto il generale Mario Parente, a capo del reparto operativo speciale dei carabinieri - è stato un lavoro enorme, una prova enorme di professionalità» visto «è stato davvero difficile isolare il Dna. Un'operazione – ha concluso il generale - di assoluta avanguardia nel settore». Entusiasta del buon esito dell'indagine anche il comandante del servizio operativo centrale della polizia che ha ricordato come quello di Yara possa essere considerato un «caso unico che potrà essere illustrato nelle scuole di polizia giudiziaria». «È stata un’esperienza unica lavorare in questa indagine - ha detto infine il comandante provinciale dei carabinieiri di Bergamo, Antonio Bandiera - ma noi dovevamo dare una risposta ai familiari e a tutti i cittadini».

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