Fuori. Michael Schumacher è fuori dal coma artificiale, dalla stanza al quinto piano dell’ospedale di Grenoble, da quei sei mesi considerati spartiacque tra la vita e la morte o, nella migliore delle ipotesi, tra la vita e lo stato vegetativo permanente. Il sette volte campione del mondo è stato trasferito nella clinica universitaria di Vaud, Losanna (a circa 40 km dalla sua casa di Gland), dove continuerà la riabilitazione neuromotoria. «Da stamane (ieri, ndr) Schumacher è ricoverato in una zona riservata e specializzata in modo da poter ricevere le migliori cure possibili ed un alto livello di privacy. Con lui c’è la famiglia. Come per tutti gli altri pazienti, sarà rispettato il segreto professionale e la sfera privata», ha detto Darcy Christen, portavoce del policlinico. Un percorso da fare insieme alla moglie Corinna e ai due figli e soprattutto lontano da occhi indiscreti. Punto sul quale ha insistito anche la manager Sabine Kehm nel comunicato ufficiale dove ha dosato con attenzione ogni parola muovendosi in equilibrio tra il dire e non dire: «Michael ha lasciato il reparto intensivo dell’ospedale di Grenoble per continuare la sua lunga fase di recupero. Non è più in coma. La famiglia ringrazia dottori, infermieri e terapisti di Grenoble e tutti quelli che l’hanno aiutato e che dal primo momento dell’incidente hanno svolto un lavoro eccezionale in questi mesi. Cercate di comprendere che la sua riabilitazione si svolgerà lontano dai riflettori». La Kehm conferma che il combattente Michael non è più in coma totale e che si è potuto stilare una tabella di ripresa (come anticipato da un settimanale tedesco pochi giorni fa), ma non ha concesso dettagli, nulla ha svelato sulle reali condizioni. Schumi è completamente cosciente o è sveglio a tratti? Respira in modo autonomo? È in grado di far movimenti minimi? Riesce ad articolare qualche parola? Non si sa ora e non si saprà per molto tempo, la Svizzera è gelosa dei suoi segreti, sa come proteggerli. Secondo la Bild online ci sarebbe di più: il tedesco comunica con la moglie e i figli attraverso il battito delle palpebre, sente tutte le voci, appare comunicativo e non ha problemi di vista. Da almeno due settimane è stabile e i momenti di veglia sono così frequenti da aver consentito il trasporto nell’ospedale di Vaud. Al di là delle indiscrezioni, da una parte questo trasferimento è la svolta attesa per 168 giorni, la buona notizia che alimenta la speranza di milioni di tifosi e fa felici i piloti. Alonso, Massa e tanti altri hanno affidato la loro gioia a Twitter e ai social network dopo l’angoscia provata per il dramma di Schumacher: due interventi chirurgici alla testa e un riposo artificiale a causa dell’incidente sugli sci a Meribel in Alta Savoia il 29 dicembre scorso. D’altro canto però siamo lontani dal vero «happy end». Il recupero viene sempre definito lungo e complesso, segno che le lesioni cerebrali sono gravi e profonde e le domande senza risposta sosterrebbero la tesi di deficit o di danni irreversibili. L’ex medico della F1, Gary Hartstein, ne è convinto: «La notizia dell’uscita dal coma non è una novità anche se è positiva. Ci stanno prendendo in giro. Ci sono un sacco di strutture in grado di gestire pazienti ventilati, mica ci hanno detto se Michael sta o meno respirando spontaneamente. Penso che sia stato fatto un uso molto cinico del linguaggio per trasmettere un’impressione quasi certamente falsa della verità. Non ci dicono se dovrà imparare di nuovo a camminare, leggere, scrivere o se può lavorare in maniera autonoma». Spietato: «In pratica ci dicono di non aspettarci mai ulteriori aggiornamenti e miglioramenti». Hartstein però non lo ha mai visitato e non ha accesso alle cartelle cliniche. E soprattutto noi ci vogliamo credere. Sia come sia, sarà sempre Michael Schumacher.
Schumi fuori dal coma: «Comunica con i figli»
Il campione di Formula 1 è stato trasferito a Losanna. La Bild: «parla» con il battito delle ciglia
