Steso a terra in una pozza di sangue, una profonda ferita al petto e segni di escoriazione sul naso: la gita di classe a Roma si è trasformata in tragedia per Jonathan Lucas, il 15enne svizzero di Losanna morto in una stanza dell’istituto "Piccole Suore della Sacra Famiglia", una casa per ferie all’Aurelio. Quando l’altra notte i sanitari del 118 sono accorsi sul posto non c’era più nulla da fare, il cuore aveva già smesso di battere proprio a causa di quella lacerazione tanto profonda da aver reciso, si è appreso poi, l’aorta e probabilmente l’esofago. Le indagini della squadra mobile di Roma, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori, dovranno ora appurare se la prima versione resa dai compagni di classe, un gioco finito male, sia verosimile o meno, in questo senso l’autopsia che sarà effettuata già oggi sul corpo del ragazzo potrà contribuire a delineare i profili di una vicenda che, ancora, presenta diversi lati oscuri. Sotto choc, com’è comprensibile, la famiglia di Jon, come lo chiamava chi lo conosceva bene, arrivata nella Capitale nella tarda mattinata di ieri: «Ti amo più di tutto - gli ha scritto la sua fidanzatina - anche se non ci sei più mai, mai ti dimenticherò, sarai per sempre qui, nel mio cuore». La comitiva studentesca, venti alunni e tre insegnanti, da due giorni alloggiava nell’ostello Domus Nascimbeni della comunità religiosa delle "Piccole Suore della Sacra Famiglia di Gesù" in via di Torre Rossa 68: «Ospitiamo molti gruppi di pellegrini, anche stranieri, non è la prima volta che giovani ragazzi vengono da noi, oggi (ieri, ndr) c’è l’udienza del Papa - racconta incredula una sorella della Casa Paolo VI - ma disgrazie simili non sono mai successe, sappiamo che ora coi ragazzi ci sono gli insegnanti e la polizia, la Domus ha solo chiesto aiuto l’altra notte». Alle 22.58, quando è arrivata la telefonata al 113. Un ferito, questa la prima ricostruzione, durante un gioco che invece si è trasformato in un incubo, tre ragazzi che si dilettavano nel "lancio del coltello". Quando il 118 è arrivato, in circa 6 minuti, Jonathan Lucas era già senza vita, steso a terra, sangue ovunque anche all’altezza della bocca, e nessuna traccia della lama che gli ha procurato una profonda ferita in mezzo al petto, dalle prime indiscrezioni trapelate lunga almeno sei centimetri. Quella che poi si è rivelata a tutti gli effetti un’arma letale è stata invece ritrovata fuori dalla stanza in cui Jon è morto, si tratterebbe di un coltellino genere papillon, con apertura a scatto, che come detto ha raggiunto l’aorta fino all’esofago causando la morte del 15enne. Le indagini sono quindi partite dalle testimonianze dei ragazzi che si trovavano in stanza ieri notte, in particolare due amici che hanno dovuto dettagliare, davanti alle forze dell’ordine, la dinamica del fatto. Si escluderebbe, primo punto, che Jonathan fosse partito col coltello da casa, al contrario l’avrebbe acquistato proprio in città durante i primi due giorni di permanenza. Sulla possibilità che i ragazzi avessero alzato il gomito, potrà far luce l’autopsia, i racconti dei clienti dell’hotel descrivono «un clima di festa tipico degli adolescenti - spiega una coppia che alloggia al secondo piano - siamo andati a dormire dopo le 22,30, poi ci siamo svegliati perché fuori in corridoio si sentiva del baccano, schiamazzi, comunque grida di gioia, di divertimento, nessuno dell’hotel ci ha poi informati di quello che era successo». Dalla Svizzera, sono in arrivo alcuni insegnanti che accompagneranno a casa, con ogni probabilità già oggi, gli alunni estranei alla vicenda, nel frattempo gli inquirenti continueranno ad ascoltare gli amici che hanno trascorso con Jonathan le ore che l’hanno condotto alla morte. «Siamo sotto choc, era conosciutissimo a scuola, realizzava e postava video anche su youtube, non possiamo crederci»: la notizia è rimbalzata nel giro di pochi minuti al Collège de l’Elysée nel cantone Vaud di Losanna, dove i compagni descrivono Jonathan «come la star dell’istituto, è partito troppo presto», «regalava a tutti un sorriso». La passione per i video e la chitarra, i montaggi, su twitter proprio da Roma aveva postato le scene di quella che doveva essere, che sembrava una vacanza felice, «gelato italiano» ha commentato lui stesso in uno degli ultimi scatti assieme alla camera dell’ostello, tre lettini e gli amici seduti sopra. Sul fronte investigativo, dunque, molte cose vanno ancora chiarite. Non si esclude che il «gioco» sia degenerato in lite, la profondità della ferita certo non consoliderebbe l’ipotesi dell’incidente anche se – altra possibilità – la situazione potrebbe essere degenerata accidentalmente, una caduta involontaria potrebbe avere provocato la pressione sul coltello e quindi il ferimento. Verità che, in queste ore, potrebbero emergere dai racconti dei compagni di scuola della vittima.
Studente muore per un gioco di coltelli
Quindicenne svizzero in gita scolastica a Roma trovato senza vita in un ostello di suore Jon, star della sua scuola, con il petto squarciato. Forse vittima di un lancio fuori rotta
