Attualità

La movida alcolica dei diseredati

Stazione Tuscolana, trappola per topi, in questo caso i poveri viaggiatori costretti a passare per le forche caudine di gruppi di stranieri ubriachi, pronti a venire alle mani alterati dal loro stato alcolico. Bottiglie e lattine ovunque, resti di grandi bevute. Alle 21,30 questo è lo spettacolo che dà lo scalo ferroviario su via Monselice. Piazzale della stazione Tuscolana è un «cul-de-sac»: dovesse accendersi una rissa o si avvicinasse un gruppo di malintenzionati, l'unica via di fuga sarebbe verso la stazione e i binari. Ma fuga verso dove? «Di solito per tornare a casa prendo il treno a Ostiense, ma qui mi è più comodo - sottolinea una signora chiusa nel suo piumone color argento - anche se sono decisa a non tornare più. Ho avuto paura fin dall'inizio. Urlano, fanno pipì ovunque, chiedono soldi, bivaccano sulle panchine, versano vino a terra, vomitano. La stazione Tuscolana non mi vedrà più!» Mentre si parla con lei, i vocianti ubriaconi si stanno dileguando, vanno a dormire, ma dove? Una coppia resta sul piazzale con il suo corredo di buste di plastica piene di coperte, abiti, scarpe, cappelli e cibo. Lui magro, straniero, cerca ogni tanto di articolare qualche parola, ma ha bevuto tanto, le parole sono incomprensibili. Lei, italiana, la cui stazza è esaltata da cappotto e piumino, ha timore di quell'uomo. È sopraffatta. Il tipo sta preparando due materassi (chissà come li ha ottenuti) in un lato della piazza. Invita la donna a seguirlo, ma lei rifiuta cercando di prepararsi un giaciglio davanti a uno degli ingressi della stazione. L'uomo si arrabbia, attraversa lo slargo, urla ancora, lei rifiuta e come risposta riceve un colpo in testa con una delle buste che l'ubriaco prende da terra. I passeggeri in transito vanno via veloci, spaventati e infreddoliti. Ma il folto gruppo di sbandati che popolava il piazzale, dov'è finito? Non sono neppure le 23, gli ultimi cinque si stanno scolando altre birre alle scalette che portano su via Monselice. Dentro la stazione altri si aggirano senza meta fra i sottopassi e le tre sale principali. Alcuni degli sbandati si allontanano nel buio finale della banchina del primo binario, in tutte e due le direzioni. Bisogna vedere dove vanno a finire seguendoli. Inizia un binario morto, poi alcuni carrelli ferroviari in disuso, spazzatura, vestiti laceri, resti di cibo a marcire, una vera discarica. Oltre i carrelli, su una banchina che doveva essere quella da lavoro per gli addetti della stazione, dei lunghi cavi ai quali stanno appesi coperte, pantaloni, camicie, calze, mutande. Si sentono delle voci. Conversano, qualcuno litiga, si intravedono altri «movimenti» oltre quelle coperte stese a mo' si separé. Non è un punto tranquillo: nel passato, nella contigua piazza Ragusa ci sono stati degli accoltellamenti. Il tempo di qualche scatto, poi la rapida fuga inseguiti da urla confuse.

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