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Santa Claus donaci un Paese migliore

di Claudio Lo Tufo La risata sarà pure amara, ma non esiste Natale senza tavole imbandite e chiacchiericci tra familiari. Le vigilie passate nella attesa che il tintinnio alla porta sveli, per i...

La risata sarà pure amara, ma non esiste Natale senza tavole imbandite e chiacchiericci tra familiari. Le vigilie passate nella attesa che il tintinnio alla porta sveli, per i più piccini, l’arrivo di Babbo Natale, il sapore dei doni scartati con la furia della curiosità sono i simboli che amiamo. Le feste natalizie, con la loro atmosfera incantata, con il loro ritmo, cadenzato dalle musiche che riscaldano il cuore, sono uno dei frutti più strepitosi della società moderna. Ci perdonino, per una volta, i fondamentalisti della sobrietà, i teologi della crisi e i seriosi intellettuali, impegnati a spiegarci che questo mondo sta morendo, ma a noi il Natale piace. Sì sarà un po’ tirato, i doni forse si rimpiccioliranno di qualche centimetro, e le cose utili supereranno quegli stravaganti oggetti futili che riempivano i giorni a cavallo tra il 24 e il 25 dicembre, ma la tavola sarà imbandita a costo di sacrifici, perché tutto sommato siamo italiani e in barba ai fetenti della politica, ai signori del qualunquismo, noi cittadini di questo strepitoso Paese festeggeremo lo stesso. E, a suon di brindisi fragorosi, manderemo a quel paese questo 2013, triste come pochi, lo faremo con il fegato amaro, ma il sorriso sulle labbra. Che terra di ottimisti che siamo! Lo so, mentre scriviamo, sotto la sede de «Il Tempo» tuonano le proteste e qualcuno il Natale lo passerà accampato nelle piazze più calde della Capitale. A voi, di qualunque colore siate, va un augurio consapevole che anche gli arrabbiati, giustamente, a morte, allo scoccare della mezzanotte stapperete una bottiglia. State tranquilli la nostra «collettiva» letterina di Natale giungerà fino alle porte di Santa Claus, sperando che nel 2014 decida di esaudire i nostri desideri. Perché ormai anche i sordi sanno quello che gli italiani desiderano più di ogni altra cosa: il rispetto. Per le ore infinite trascorse sul posto di lavoro, per le tasse pagate per ogni respiro, per quell’un per cento in più che pagheremo quest’anno il panettone, a causa dell’aumento Iva. Caro Babbo Natale, non ci portare un nuovo telefono, né una macchina di lusso, noi ci rinunciamo volentieri in cambio di qualche auto blu in meno, qualche legge fatta con giudizio in più e, se consentite la digressione, carceri più umane per chi nella vita ha sbagliato. Del resto è Natale per tutti.

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