Giurano che «forme» e «lineamenti» erano di donne adulte, non di ragazzine di 15 e 14 anni. Una versione dei fatti con cui i clienti delle due baby squillo dei Parioli, cercano di respingere la pesante accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione. Ma di fatto, sono tanti gli elementi in mano alla Procura della Repubblica di Roma, per provare che in realtà proprio l’aspetto fisico dimostrava la loro minore età. Il giro di prostituzione minorile organizzato in via Parioli sembra avere contorni ben più ampi di quanto sia già emerso in queste settimane. Perché tra la clientela che rispondeva agli annunci hot sul sito internet «bakekaincontri», c’erano anche insospettabili, come un importante imprenditore di cui ha scritto ieri Il Tempo. Un manager impegnato nel business nazionale, conosciuto anche in ambienti politici, che avrebbe cercato il piacere di una serata erotica con una prostituta. C’è da dire che dagli stessi annunci non emergeva chiara la minore età delle due giovani liceali. Resta, dunque, un interrogativo: è possibile che non avessero notato che entrambe erano minori? Una risposta a questo dubbio arriva dall’analisi che fa il Tribunale del Riesame di Roma, nel provvedimento con cui ha negato la revoca degli arresti in carcere al «pappone» Mirko Ieni, al commercialista Riccardo Sbarra e alla mamma della 14enne prostituta. Scrivono i magistrati: «Che le due ragazzine fossero particolarmente giovani emerge da quanto riferito dalle stesse, in ordine al fatto che diversi clienti, recatisi presso l’appartamento di via Parioli per consumare l’atto sessuale, se ne erano andati senza usufruire delle prestazioni, proprio perché accortisi della minore età delle giovani, che evidentemente emergeva ictu oculi». In sostanza, entrambe dimostravano l’età che avevano. Infine, va sottolineato che questo provvedimento del Riesame rappresenta un primo giudicato sulla vicenda, andando così a rafforzare l’ipotesi della Procura: i clienti sapevano che le ragazzine erano minorenni.
«Quelle baby squillo? Erano donne già fatte»
Per i pm indagati non credibili. È caccia al vip
