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«De Luca incita alla violenza»

La vedova dell’agente Dionisi attacca lo scrittore favorevole ai sabotaggi Tav

«Dico che ci vuole buongusto. Sì, il buongusto di stare più indietro, di stare un attimo più attenti quando si parla di violenza. Perché ci sono poliziotti che sono morti per queste cose». Mariella Magi Dionisi è la vedova di Fausto Dionisi, l’agente ucciso dai terroristi di Prima Linea il 20 gennaio del 1978 durante un tentativo di evasione dal carcere delle Murate. L’intemerata di Erri De Luca alla Statale di Milano, dice lei, l’ha riportata indietro di quarant’anni. «Sono discorsi che mi danno fastidio, mi provocano dolore. Perché io mi ricordo benissimo degli anni Settanta, quando ai poliziotti si tiravano addosso le monetine. Solo che non si sono fermati alle monetine. C’è voluto un secondo perché poi si passasse alle pallottole». Lo scrittore napoletano si è detto favorevole ai sabotaggi contro la costruzione del treno ad alta velocità in Val di Susa. E ha espresso solidarietà a chi è stato incriminato per resistenza nei confronti delle forze dell’ordine. Parlando agli studenti dell’università Statale, De Luca ha detto: «Dobbiamo solidarizzare con queste incriminazioni, essere incriminati di resistenza è un titolo di onore cittadino e va rivendicato. Ogni volta che c’è un nuovo arresto, si allarga l’albo dei resistenti. Si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciar passare l’infamia, l’oppressione, la violenza». Quanto sono pericolosi discorsi del genere? «Incitare alla ribellione, alla violenza non è mai una cosa positiva. Pensare che la giustizia si possa ottenere con la violenza è profondamente sbagliato. Sono convinta che quando si può discutere è sempre meglio farlo piuttosto che arrivare allo scontro, alle armi o alla forza bruta. Il linguaggio è importante, le parole sono importanti. Anche noi, che pure abbiamo subito lutti e dolori da quella stagione terribile, ci siamo sempre ben guardati dal chiedere "vendetta": abbiamo, invece, rivendicato giustizia e verità. Come vede, c’è una bella differenza. Per questo dico che ascoltare queste frasi mi preoccupa molto». Crede che stia tornando l’epoca dei «cattivi maestri»? «De Luca ha parlato in una università, un luogo di formazione delle menti e delle coscienze dove, peraltro, c’erano stati scontri tra studenti e forze di polizia... Proprio come accadeva negli anni Settanta. Mi sembra tanto un dejavu. Quanto ai cattivi maestri, penso che sarebbe stato meglio se non fossero mai esistiti. La comprensione e la legalità vengono prima di tutto. Certo, la prepotenza non è consentita ad alcuno, ma un conto è la resistenza, un altro la ribellione. Essere nella legalità, chiedere qualcosa secondo la legge è una questione, parlare di violenza è tutt’altra cosa. Per questo, mi rivolgo ai giovani e chiedo loro di essere particolarmente attenti e sensibili su questi temi, di non lasciarsi affascinare da discorsi che nascondono le insidie di un tempo passato e malvagio. Un tempo di cui tante vittime innocenti continuano a pagare il prezzo». Di che prezzo si tratta? «Il prezzo della memoria e degli affetti perduti. Noi non abbiamo avuto giustizia. Basta vedere com’è che è si è concluso il processo per l’omicidio di mio marito. C’è chi ha fatto carriera politica, chi scrive libri e film. Chi... lasciamo stare, meglio non parlarne. Tutti hanno avuto quello che dovevano avere. Alla fine sa com’è andata a finire? Che il fine pena lo hanno applicato solo a mio marito. E alla sua famiglia. Cioè, a tutti noi».

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