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Il giallo di Rino Gaetano tra servizi segreti e profezie

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le coordinate. Nato in Puglia vivo a Roma dalla scuola materna. La laurea in Scienze della Comunicazione a «La Sapienza» e la passione per il giornalismo mi hanno portato a «Il Tempo»

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«Quel giorno Renzo uscì / Andò lungo quella strada / Quando un’auto veloce lo investì / S’andò al San Camillo / E lì non lo vollero per l’orario / S'andò al San Giovanni / E lì non lo accettarono per lo sciopero / Con l’alba / Le prime luci / S’andò al Policlinico / Ma lo respinsero perché mancava il vicecapo / In alto c’era il sole / Si disse che Renzo era morto / Ma neanche al cimitero c'era posto».

Dieci anni prima di morire, ne «La ballata di Renzo» Rino Gaetano descrisse un incidente stradale analogo a quello in cui perse la vita lui stesso il 2 giugno 1981, 40 anni fa. Inquietanti analogie visto che in entrambi i casi non si trova un ospedale in grado di prestare soccorso. In quella maledetta notte, Gaetano percorreva via Nomentana. Dopo una serata con gli amici tornava a casa, a Montesacro. Probabilmente un collasso gli fece perdere il controllo della sua Volvo 342 grigio metallizzato e, all’incrocio con via Carlo Fea, invase la corsia opposta. Venne travolto da un camion e non riprese più conoscenza. Vana fu la corsa all’Umberto I dove mancava il reparto di traumatologia cranica. Medesima lacuna al San Camillo e al San Giovanni, gli stessi ospedali citati anni prima ne «La ballata di Renzo». Solo alle prime luci dell’alba fu trasportato al Gemelli dove, però, non c'era già più nulla da fare.

L’ennesima profezia di Gaetano. Che si aggiunge alle altre mille presenti in canzoni dissacranti e beffarde in cui ha affrontato con ironia e nonsense questione meridionale, emigrazione, emarginazione sociale, corruzione politica e alienazione. «Nuntereggae più», «Ma il cielo è sempre più blu», «Mio fratello è figlio unico», «Gianna», «Berta filava», «Ahi Maria» sono solo alcuni dei titoli che lo hanno reso autore di culto. Antieroe, artista unico a cui va stretta qualsiasi definizione di genere. Un unicum nella storia della musica italiana, talmente originale da restare ineguagliato. Il suo approccio scanzonato è leggero solo in apparenza. Nasconde influenze colte che pescano da Majakovskij al teatro dell’assurdo di Ionesco.

Il suo momento di svolta nel 1978 con la partecipazione a Sanremo. Gaetano avrebbe voluto portare all’Ariston un brano coraggioso come «Nuntereggae più». Ma nel testo faceva nomi e cognomi di personaggi che, all'epoca, invadevano radio, giornali e tv. I suoi stessi discografici lo dissuasero e la scelta cadde sulla più rassicurante e orecchiabile «Gianna». «Il Festival resta una passerella e ti offre 3 minuti per fare un discorso che normalmente fai in uno spettacolo di 2 ore. Così devi trovare un sistema - disse Gaetano a proposito del Festival - Ho scelto la strada del paradosso, un po’ alla Carmelo Bene». Dopo quel Sanremo nulla fu più come prima. La sua carriera precedente rimase oscurata dal grande successo di «Gianna» e molti suoi fan storici interpretarono canzone e partecipazione al Festival come una caduta di stile.

Al contrario la sua poetica non si era spostata di una virgola. E già nel ’79 Gaetano cominciò a gettare qualche ombra sulla censura che lo aveva colpito in più di un’occasione. Durante un concerto sulla spiaggia di Capocotta, prima di cantare «Nuntereggae più», affermò: «C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Io non li temo. Non ci riusciranno. Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni che capiranno cosa voglio dire. Capiranno e si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta».

Il resto è cronaca. Ma c’è chi arriva a dire di più. Il penalista Bruno Mautone ipotizza nei suoi libri che la morte di Gaetano non fu un evento casuale ma si sia trattato di un omicidio organizzato dai servizi segreti deviati italiani, probabilmente su commissione degli omologhi statunitensi. Le canzoni del cantautore calabrese elencavano fatti che avrebbero dovuto rimanere segreti. Secondo l’autore, la fonte principale di Gaetano sarebbe stato un suo amico, Enrico Carnevali, che lavorava all’ambasciata americana a Roma e il cui padre era una figura importante nello spionaggio filo americano. Pochi anni dopo anche Carnevali morì in un incidente stradale sulla Nomentana. Mautone sostiene che Gaetano fosse amico anche della figlia del medico personale di Licio Gelli.

Interrogazioni parlamentari e denunce, però, non hanno mai fatto piena luce sulla morte di Rino Gaetano. Ma la verità della sua vita resta tutta lì. Intatta nella voce libera delle sue canzoni.

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