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I dischi in vinile spopolano, ecco perché si vendono più dei cd

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica come ascisse e ordinate

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La puntina si appoggia sul solco, un po’ di leggero fruscio e tanta voglia di vinile. Per la prima volta negli ultimi trent’anni, le vendite dei 33 giri superano quelle dei cd musicali. In epoca di musica liquida è un sorpasso che fa riflettere e mette in discussione le profezie più funeste sulla progressiva disaffezione del pubblico nei confronti del supporto fisico. Secondo i dati diffusi dalla Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), da gennaio a marzo 2021, le vendite dei dischi in vinile sono cresciute del 121% rispetto allo stesso periodo del 2020. Negli stessi primi tre mesi dell’anno, la vendita dei cd musicali è invece calata del 6%. Prendendo in considerazione i dati riferiti al 2020, la parte del leone (circa l’80% dell’intero comparto) la fa il consumo di musica in streaming sulle piattaforme digitali come Spotify, Apple Music o Deezer. La vendita dei vinili occupa, dunque, una parte residuale del consumo musicale e copre circa l’11% del fatturato totale del settore ma ha generato più di quindici milioni di incassi per le case discografiche.

In Italia il sorpasso del vinile sul cd è avvenuto solo da poche settimane ma il fenomeno viene da lontano e, in altri Paesi, la tendenza si è manifestata prima: negli Stati Uniti nel 2020, nel Regno Unito già a partire dal 2016. Poi ci sono i casi estremi come quello del Giappone in cui il vinile non è mai scomparso del tutto e il supporto fisico è riuscito a mantenere un’invidiabile quota di mercato pari al 43%.
In Italia la metamorfosi dell’industria musicale è ancora più evidente se si analizzano i flussi di mercato relativi agli ultimi dieci anni. Nel 2010 le vendite dei supporti fisici coprivano ancora l’85% del fatturato totale mentre streaming e download solo il restante 15%. Nel 2019 la situazione si è completamente capovolta, con lo streaming che si piazzava intorno al 70% e i supporti fisici già in piena agonia e bloccati al 25%. Ma è proprio all’interno del rapporto tra compact disc e vinili che si realizza la vera rivoluzione. Il cd non fa più gola e prende sempre più piede la voglia di rivivere quel rito privato davanti al piatto di un impianto stereo: 45/50 minuti trascorsi lontano da tutto, tra solchi e puntine. Basti pensare che, l’anno scorso, il vinile è cresciuto del 2,5% rispetto al 2019 e, in dieci anni, la crescita ha raggiunto addirittura picchi del 758%.

Ma oggi cosa rende così appetibile il disco in vinile? E com’è stato possibile il suo ritorno nel cuore e nelle case degli appassionati? La prima ragione è squisitamente tecnica. Il vinile analogico restituisce con maggiore fedeltà le frequenze reali delle onde sonore e consente al suono di mantenere un calore neanche lontanamente raggiungibile dalla sintesi digitale offerta dai cd o dalla compressione delle informazioni che viaggiano in rete. Allo stesso tempo, il vinile presenta controindicazioni come i difetti provocati dall’usura che possono generare fruscii se non danni permanenti. Tutto questo, però, è ampiamente compensato dal disco stesso considerato un feticcio irrinunciabile. Il 33 giri è un oggetto del desiderio con copertine passate alla storia come opere d’arte vere e proprie. E’ il caso dell’album «Velvet Underground & Nico» del ’67, la cui copertina raffigura la celebre banana di Andy Warhol. Il 33 giri diventa un supporto fisico non solo da ascoltare ma soprattutto da guardare, toccare e amare. Tutto quello che non si potrà mai fare con la fredda e immateriale musica in streaming. Il vinile diventa un pezzo da collezione nelle mani non solo degli over 50 ma sempre più ricercato anche dai giovani.
Nella classifica dei vinili più venduti del 2020 troviamo, infatti, titoli che abbracciano i gusti di varie generazioni. Al decimo posto della top ten c’è Ernia con «Gemelli», al nono i Queen di «Bohemian Rhapsody», all’ottavo Bob Marley & The Wailers con «Legend (Remastered)» e al settimo i Pink Floyd di «The Wall». Salendo verso le prime posizioni troviamo i Nirvana di «Nevermind», Bruce Stringsteen con «Letter to You» e ancora i Queen col loro «Greatest Hits - Vol.1». Sul podio le preferenze del vinile mescolano le passioni di tre generazioni con gli AC/DC di «Power Up» e Sfera Ebbasta col suo recente album «Famoso». Così si spiega che, ancora oggi, il vinile più venduto è «The Dark Side of the Moon» dei Pink Floyd che continua a stregare col celebre raggio di luce disperso nel prisma della sua copertina.
 

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