Ricetta clandestina: certificati medici anti-rimpatrio, perquisizioni a tappeto in tutta Italia
L'indagine partita da Ravenna si è estesa a nove altre città, con oltre 20 camici coinvolti. I documenti «farlocchi» redatti per evitare il Cpr e poi l'espulsione agli irregolari
Oltre venti professionisti, nove città e un’indagine che da Ravenna si allarga al resto d’Italia. Ieri la Polizia di Stato, attraverso il Servizio centrale operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, ha eseguito una serie di perquisizioni locali, personali e informatiche disposte dalla Procura della Repubblica di Ravenna nell’ambito dell’inchiesta sulle certificazioni mediche ritenute false e destinate, secondo l’ipotesi investigativa, a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri. I decreti interessano oltre venti professionisti tra Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. La Procura di Ravenna ipotizza l’associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati destinati a impedire i rimpatri.
L’unico indagato tra i 23 medici perquisiti ieri è Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, indicato dagli investigatori come punto di riferimento per altri professionisti sul tema delle certificazioni anti-Cpr. Secondo l’ipotesi della Procura, Cocco avrebbe avuto un ruolo nell’associazione, mentre le altre posizioni restano al vaglio degli inquirenti. Terminata la fase delle perquisizioni, la Squadra Mobile, coordinata dalla Procura di Ravenna, analizzerà telefoni, computer e documentazione acquisita e non sono escluse nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
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A Roma l’esecuzione di uno dei decreti ha richiesto anche l’intervento dei vigili del fuoco perché uno dei medici destinatari della perquisizione si era chiuso all’interno della propria abitazione. A Bologna, invece, gli accertamenti hanno raggiunto anche il Policlinico Sant’Orsola. Due dei cinque medici interessati dalle verifiche nel capoluogo e convocati in Questura lavorano infatti nella struttura, come ha confermato Chiara Gibertoni, direttore generale dell’ospedale. Il Sant’Orsola è il centro di riferimento per le malattie infettive dell’intera area metropolitana e proprio per questo, ha spiegato Gibertoni, è stato coinvolto nell’attività investigativa. I due medici sono stati convocati in Questura per gli accertamenti ma, ha precisato il direttore generale, non risultano indagati. Gibertoni ha evitato ulteriori valutazioni, spiegando di avere al momento informazioni troppo limitate per ricostruire la dinamica dell’iniziativa giudiziaria. A Bari le perquisizioni hanno riguardato nove medici del Policlinico, tutti infettivologi e psichiatri. Nessuno di loro risulta indagato. Anche qui gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito accertamenti personali e domiciliari, acquisendo documentazione e contenuti presenti sui telefoni dei professionisti.
Nei mesi scorsi Il Tempo aveva anticipato che l’inchiesta non sarebbe rimasta confinata a Ravenna. Gli accertamenti, infatti, si stavano allargando fuori dall’Ausl romagnola, con verifiche in diverse regioni, decine di medici coinvolti negli approfondimenti e oltre cento casi sui quali erano in corso riscontri.
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Gli investigatori stavano cercando di capire se quanto emerso a Ravenna fosse un episodio locale o la parte visibile di un sistema più esteso. Le perquisizioni eseguite ieri in nove città rappresentano la prima conferma ufficiale di quella dimensione nazionale. Adesso gli inquirenti dovranno verificare come le certificazioni siano state utilizzate, su quali elementi clinici fossero fondate e se in singoli casi siano state formate attestazioni non corrispondenti al vero con l’effetto di impedire il trattenimento dei migranti nei Cpr e quindi anche il successivo rimpatrio. Al centro degli accertamenti ci sarebbe anche la «Bozza di modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nei CPR», diffusa nell’ambito della campagna promossa dalla Società italiana di medicina delle migrazioni e che sarebbe stata utilizzata come riferimento per le certificazioni finite ora sotto esame.
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