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Scandalo medici, Piantedosi: "Visione ideologica e affaristica dietro apparente solidarietà"

Dario Martini
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«Questa vicenda - se confermata rappresenta una riprova di quanto nel nostro Paese vi siano ambienti che dietro l’apparente sensibilità solidaristica mascherano in realtà un approccio fondato su una visione ideologica quando non affaristica». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con questa dichiarazione a Il Tempo, va dritto al cuore del problema. Quando la «sensibilità solidaristica», solo «apparente» per i migranti che si trovano nei Centri per i rimpatri, in realtà nasconde un approccio «ideologico», se non addirittura «affaristico». Il titolare del Viminale commenta così l’inchiesta del nostro giornale che negli scorsi tre giorni ha scoperchiato lo scandalo dei certificati di salute rilasciati ai clandestini affinché possano uscire dai Cpr ed evitare che siano rimpatriati nei loro Paesi.

 

Tutto nasce dall’inchiesta della procura di Ravenna, che Il Tempo ha iniziato a seguire e documentare già nei mesi scorsi. La Polizia di Stato ha indagato per circa nove mesi (a cominciare dalla primavera-estate del 2025 fino al gennaio scorso) esaminando tutti i documenti redatti nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale della città romagnola e relativi agli immigrati in attesa di espulsione. Allo stato attuale risultano indagati otto medici. Le ipotesi di reato di cui sono accusati sono falso ideologico e interruzione di pubblico servizio. Secondo gli atti dell’accusa, su 64 stranieri visitati nel periodo compreso tra il settembre 2024 e gennaio 2026, ben 34 sarebbero stati dichiarati «non idonei» al trattenimento nei Cpr, dieci avrebbero rifiutato la visita e soltanto venti sarebbero stati giudicati compatibili con il trasferimento.

A suscitare scandalo sono stati anche i messaggi che i medici si sarebbero scambiati nelle loro chat. La frase simbolo di quelle intercettazioni è quella estrapolata da una conversazione tra due camici in cui vengono prese di mira le forze dell’ordine. «Lo mettiamo in c..o a questi sbirri di m..da», avrebbero detto uno di loro, riferendosi al sistema messo a punto attraverso i certificati di inidoneità al Cpr.

 

Al centro di questo metodo ci sarebbe una bozza di modulo di certificato elaborato dalla Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, non coinvolta nelle indagini, utilizzata nei casi finiti sotto inchiesta. Ma a cui sarebbero ricorsi altre decine di medici, affini ideologicamente, in oltre cento casi in diverse regioni italiane. Ed è proprio l’allargamento al resto del territorio nazionale la novità portata alla luce dal nostro giornale. L’ipotesi investigativa, infatti, è che l’attività non si sia esaurita in singole valutazioni mediche, ma abbia seguito una linea comune riconducibile alle posizioni personali dei professionisti coinvolti e alla loro contrarietà al sistema dei Cpr. Particolare di non poco conto è anche il fatto che i moduli precompilati di certificato di inidoneità sono stati fatti circolare sulle pagine web della rete «No-Cpr», un movimento che ha un preciso obiettivo: evitare i rimpatri dei clandestini.

Ma non finisce qui. Il Tempo ha documento come in almeno sette casi, i migranti irregolari "liberati" dai presunti medici compiacenti, una volta usciti dai centri per il rimpatrio avrebbero commesso diversi e numerosi reati, accumulando denunce e arresti per furto, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e spaccio. Esemplificativo il caso di S.M.L., originario della Guinea, che ha ottenuto il certificato di inidoneità ben due volte a distanza di sei mesi uno dall’altro, per poi darsi a una lunga serie di reati, arresti e deferimenti all’autorità giudiziaria. Dichiarato inidoneo il 10 luglio del 2025, è stato arrestato poco più di un mese dopo per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali e deferito per possesso di oggetti atti a offendere. E non finisce mica qui. Perché il guineiano il 17 settembre successivo è stato deferito per rapina e il 16 ottobre per furto e il 5 novembre per atti persecutori; di più: il 2 dicembre del 2025 sarebbe stato per una seconda volta dichiarato inidoneo per il trasferimento in un Cpr, col risultato che il primo dell’anno del 2026 viene arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale e deferito per non aver fornito le proprie generalità e per inosservanza del divieto di ritorno nel comune di Ravenna.

Ecco perché, mentre il centrodestra ha già annunciato interrogazioni in parlamento, il ministro Piantedosi parla di «visione ideologica, quando non affaristica», mascherata da finta solidarietà.

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