Zapatero, adios a un altro santino della sinistra. L'inchiesta, i diamanti, l'aereo per Caracas...
Addio a un altro santino della sinistra. Il caso Zapatero agita la politica spagnola mentre cresce la pressione sul governo di Pedro Sánchez. L'ex primo ministro socialista, accusato di traffico di influenze, comparirà in udienza di fronte ai magistrati il 17 e 18 giugno. José Luis Rodríguez Zapatero si difende e nega ogni addebito, ma l'effetto politico del caso rischia di scuotere il già fragile equilibrio dell'esecutivo di Madrid, indebolito da mesi di inchieste giudiziarie che hanno riguardato esponenti di primo piano del PSOE, nonché la moglie dello stesso Sánchez, Begoña Gómez, indagata per un presunto traffico di influenze illecite in un'inchiesta molto discussa e controversa.
Oggi un esponente di punta del Partito Socialista, il presidente della Castilla-La Mancha, Emiliano García-Page, ha chiesto a Sánchez di indire elezioni anticipate o di sottoporre l'esecutivo a un voto di fiducia del Parlamento. «Credo che questo sia il momento più critico per il PSOE in tutta la sua storia democratica. Ed è molto difficile per noi non essere profondamente preoccupati», ha detto García-Page. «Noi socialisti dobbiamo anteporre gli interessi della Spagna agli interessi del Partito Socialista» e «credo sinceramente che a questo punto prolungare l'agonia non possa più giovare».
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D'accordo con Page un padre nobile del socialismo spagnolo, l'ex primo ministro Felipe González, primo capo di governo socialista in Spagna dopo la fine della dittatura di Francisco Franco. «Le elezioni si dovrebbero fare quest'anno, dobbiamo rispettare la base», ha detto González.
La preoccupazione del gruppo dirigente socialista arriva dopo i pessimi risultati delle elezioni regionali in Andalusia della settimana scorsa, vinte dal Partito Popolare. Il PSOE ha incassato un risultato decisamente negativo dopo quelli delle regionali in Estremadura, Aragona e Castiglia-León, dove si era votato nei mesi scorsi. Nelle Asturie e in Castiglia-La Mancia si voterà il prossimo anno e il PSOE rischia una sconfitta in entrambe.
Sánchez non intende fare nessun passo indietro: «Il primo ministro ha già dichiarato che rimarrà in carica fino al 2027», ha ribadito il portavoce socialista al Congresso, Patxi López.
Gli alleati di Sumar sostengono il premier ed escludono l'ipotesi di elezioni anticipate a causa dell'incriminazione di Zapatero.
«Zapatero non è ministro in questo governo, questo governo ha l'obbligo di governare e non di usare altre questioni come pretesto per non farlo», dice la portavoce di Sumar, Verónica Barbero.
Ambigua invece la posizione dei catalani di Junts e dei baschi del PNV, che sostengono l'esecutivo con appoggio esterno. Secondo la portavoce del PNV, Maribel Vaquero, «questa situazione di totale irresponsabilità non può continuare fino al 2027», «questa legislatura non può arrivare fino alla fine». Tuttavia, ha aggiunto, è il governo ad avere la «responsabilità» di rendersene conto.
I baschi dunque, al momento, non presenteranno una mozione di sfiducia all'esecutivo. Secondo il quotidiano conservatore ABC, i leader dei due partiti nazionalisti, Carles Puigdemont e Aitor Esteban, «hanno intensificato i contatti con l'obiettivo di mettere alle strette Sánchez, non lasciandogli altra scelta se non quella di porre fine alla legislatura».
Ma al momento l'unica formazione che ha apertamente annunciato una mozione di sfiducia a Sánchez è l'estrema destra di Vox, mentre i Popolari restano alla finestra.
«Anch'io voglio un governo pulito, ma è sorprendente che i partner del governo sostengano un esecutivo del genere, il più corrotto della nostra democrazia», ha detto il leader Popolare Alberto Núñez Feijóo, lanciando la palla nel campo di catalani e baschi.
«Se credono che sia meglio sostenere un governo corrotto piuttosto che aprire le porte al cambiamento, allora hanno una pessima opinione dei loro elettori», ha aggiunto.
Anche sul fronte della sinistra la posizione è di attesa. La portavoce di Podemos al Congresso, Ione Belarra, critica l'esecutivo e definisce le questioni giudiziarie che hanno lambito il governo Sánchez «inaccettabili e insostenibili». Ma ha escluso la possibilità che il suo partito appoggi elezioni anticipate.
Intanto quello che emerge dai media iberici fa impressione. L'ex premier è accusato anche di connivenza con le autorità della dittatura del Venezuela. Nella cassaforte del suo ufficio, la polizia ha ritrovato 103 oggetti di lusso tra cui diamanti e orologi di lusso, per un valore complessivo tra i 2 e i 3 milioni di euro. L'ex premier, riporta il Corriere che ita la stampa spagnola, nei giorni precedenti alle notizie sull'inchiesta aveva acquistato un biglietto aereo per Santo Domingo, da dove poi avrebbe proseguito con un aereo privato fino a Caracas. Uno «spostamento privato» pianificato in fretta e non riportato nelle agende ufficiali, scrive El Confidencial.
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