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Tunisino di quindici anni arrestato per terrorismo. Il giudice lo aveva graziato

Francesca Musacchio
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Il giorno dopo la revoca della misura cautelare avrebbe ripreso i contatti con account riconducibili all’Isis e sarebbe stato pronto a colpire. Dopo i fatti di Modena commessi da Salim El Koudri, l’attenzione rimane alta. La Polizia di Stato di Firenze, infatti, ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in un istituto penale minorile a carico di un 15enne tunisino accusato di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Un profilo complicato e giudicato a rischio. Il minorenne era già stato collocato in comunità a ottobre per la stessa ipotesi di reato, ma il 23 marzo scorso il giudice aveva deciso per il regime di messa alla prova. Dal giorno successivo, però, secondo gli investigatori, attraverso profili social collegati a una nuova utenza intestata a lui, avrebbe ricominciato a interagire con «account social in uso a soggetti affiliati al Daesh».

 

Nessun pentimento o ravvedimento, dunque, ma la determinazione a continuare il percorso di radicalizzazione.

Dall’analisi del telefono, sequestrato durante una nuova perquisizione, sono emersi contatti con profili riconducibili al gruppo terroristico e immagini riferibili a volti di terroristi islamici noti. Nelle chat, inoltre, si sarebbe parlato anche di luoghi come il Vaticano e di zone in provincia di Firenze. Non era più soltanto propaganda. In alcuni messaggi, secondo la Polizia, il ragazzo «si è dichiarato pronto ad agire, ricevendo istruzioni dall’interlocutore sulla tipologia di luogo da scegliere per compiere l’azione e mostrandosi interessato alla ricerca di armi». Sul profilo del ragazzo, arrivato in Italia da poco più di tre anni, hanno lavorato Aise, Aisi e Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo. La Direzione centrale della Polizia di prevenzione ha segnalato alla Digos di Firenze la ripresa dei contatti online e nelle settimane successive, il procuratore presso il Tribunale per i Minorenni ha disposto una nuova perquisizione. Gli agenti della Sezione Antiterrorismo hanno sequestrato il cellulare in uso al quindicenne e da lì sono emersi i nuovi elementi.

 

Il gip del Tribunale per i Minorenni di Firenze, Giuditta Merli, ha accolto la richiesta della procuratrice Roberta Pieri. Nell’ordinanza il minore viene indicato come «un soggetto pericoloso capace di commettere atti gravi», perché non avrebbe «mutato le proprie pericolose convinzioni ideologiche» e avrebbe proseguito «l’opera di proselitismo anche durante il regime di messa alla prova». Da qui la valutazione che, se non «contenuto», potesse «concretamente compiere azioni di grave violenza in danno della collettività».

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha rivendicato il lavoro di forze dell’ordine e intelligence: «Un 15enne straniero è stato arrestato dalla Polizia di Stato a Firenze con l’accusa di terrorismo. Il giovane sui social era in contatto con soggetti legati all’estremismo islamico. In alcuni messaggi diceva di essere pronto a passare dalle parole ai fatti, chiedendo istruzioni sui luoghi da colpire e sulle armi da utilizzare». Poi il ringraziamento: «Il mio apprezzamento alle forze dell’ordine e agli operatori dell’intelligence che, grazie ad una consolidata capacità investigativa, sono riusciti ad assicurare questo pericoloso soggetto alla giustizia».

 

La reazione politica è arrivata anche da Matteo Salvini. «Un altro bravo ragazzo, da comprendere, integrare e mantenere», ha scritto su X il leader della Lega commentando l’arresto del 15enne tunisino. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità del minore dovrà essere accertata nel processo.

Ma gli investigatori hanno ritenuto necessario intervenire prima che la traiettoria digitale diventasse altro. La Direzione centrale della Polizia di prevenzione ha coordinato l’attività dell’Antiterrorismo e previsto un monitoraggio continuo durante gli approfondimenti «per garantire la pubblica sicurezza».

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