Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Meteo, prima ondata di caldo a maggio? Giuliacci: il dato "preoccupante"

  • a
  • a
  • a

Le ondate di caldo di maggio fanno sempre meno eccezione e sempre più tendenza. È questo il quadro che emerge dall’ultima analisi del meteorologo Mario Giuliacci, che tra statistiche e previsioni meteo accende i riflettori su un fenomeno ormai evidente anche nel nostro Paese: l’anticipo dell’estate climatica e la crescente frequenza di temperature anomale già prima dell’inizio ufficiale della stagione estiva.

Il colonnello in un video sul canale YouTube MeteoGiuliacci osserva che le prime ondate di caldo registrate nel mese di maggio negli ultimi venticinque anni risultano addirittura triplicate rispetto al periodo compreso tra il 1975 e il 1999. Un dato che il meteorologo definisce “preoccupante” e che conferma una trasformazione progressiva del clima mediterraneo, sempre più esposto alle incursioni dell’anticiclone africano già in tarda primavera.

L’analisi evidenzia come le fiammate di caldo si concentrino soprattutto nella terza decade di maggio, un periodo che un tempo rappresentava ancora una fase di transizione verso l’estate e che oggi, invece, può assumere caratteristiche pienamente estive. Negli ultimi anni non sono mancati casi di temperature superiori ai 30 gradi già prima di giugno, con effetti evidenti sulle città, sull’agricoltura e sul consumo energetico.

 

La domanda che molti si pongono riguarda inevitabilmente il 2026: anche quest’anno l’Italia dovrà fare i conti con un anticipo dell’estate africana? Al momento, però, le tendenze sembrano offrire uno scenario più rassicurante. I modelli meteorologici escludono infatti un’ondata di caldo nella settimana in corso, che sarà invece caratterizzata da condizioni instabili e piovose soprattutto sulle regioni del Centro-Nord. Una fase dinamica, dunque, ben lontana dalle configurazioni tipiche delle grandi rimonte subtropicali.

Anche le proiezioni a più lunga scadenza non mostrano segnali di una imminente espansione dell’anticiclone africano verso la Penisola. Secondo Giuliacci, la probabilità che masse d’aria calda riescano a raggiungere l’Italia entro la terza decade del mese resta molto bassa, compresa tra il 5% e il 20%. Le uniche aree potenzialmente coinvolte sarebbero le estreme regioni meridionali, in particolare Puglia, Sicilia e Sardegna, ma si tratterebbe comunque di un’ipotesi marginale.

Il mese di maggio, dunque, sembra destinato a proseguire all’insegna di una maggiore variabilità atmosferica, con piogge frequenti e temperature più vicine alle medie stagionali. Un quadro che, almeno per ora, allontana lo spettro del primo grande caldo. Resta però il segnale lanciato dalla statistica: le ondate di calore precoci non sono più episodi isolati, ma una nuova normalità climatica con cui l’Italia dovrà sempre più confrontarsi.

Dai blog