"Cantano le pistole", così gli anarchici celebrano gli spari di Cospito ad Adinolfi
La danza macabra per l'anniversario della gambizzazione del manager di Ansaldo Nucleare
«Lunedì 7 maggio Genova era in fiore. Nei quartieri dei ricchi cantano le pistole». La danza macabra degli anarchici si balla sulle note e sulle parole di una canzone scritta durante le proteste per il 41 bis ad Alfredo Cospito. L’occasione è l’anniversario della gambizzazione di Roberto Adinolfi, dirigente di Ansaldo Nucleare, nel 2012. «Con Adinolfi gridando mamà, il nucleare non passerà», recita il testo che promette vendetta allo Stato: «Per ogni prigioniero a fuoco una caserma», e compagnia cantante. I circoli anarchici di rito cospitiano nelle scorse ore l’hanno rilanciata sui loro canali insieme a uno scritto che a scanso di equivoci contiene le parole della rivendicazione dell’attentato compiuto dal Nucleo Olga, aderente alla Federazione anarchica informale, inviata all’epoca al Corriere della sera: «Le idee nascono dai fatti, le parole accompagnate dall’azione portano il marchio della vita».
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Un tam tam via chat e social che parte da Carrara, bastione dell’anarchismo italico, eredità del lavoro nelle cave, e arriva fino a Roma e a Foligno nella cerchia di Sara Ardizzone, la militante uccisa insieme al compagno Alessandro Mercogliano dalla bomba che stavano confezionando, nel rudere del parco degli Acquedotti a Roma. Come spesso accade nella galassia anarchica e insurrezionalista, tutto si tiene in una disordinata armonia.
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Per quell’attentato che segnò un salto di qualità nella guerra degli anarchici all’autorità furono condannati Cospito, a cui è stato recentemente rinnovato il regime di carcere duro per due anni, e Nicola Gai che ha finito di scontare la sua pena. Il mattino del 7 maggio 2012 si appostarono in sella a un motociclo vicino alla casa del dirigente. Quando lo videro uscire si avventarono su di lui e spararono tre colpi con un pistola Tokarev, vecchio arnese di fabbricazione sovietica acquistata al mercato nero per 300 euro. Colpirono Adinolfi alle gambe, provocandogli lesioni al ginocchio. L’uomo, a terra, mentre li malediceva ebbe la lucidità di memorizzare parte della targa del mezzo. Dopo qualche mese gli sparatori erano in galera.
Cospito, già graziato dal presidente Cossiga per aver disertato il servizio militare, non uscirà più. In seguito gli venne riconosciuta anche la responsabilità delle bombe alla Scuola allievi carabinieri di Fossano, insieme alla compagna Anna Beniamino, e di altri attentati di vario tipo.
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Il post dei circoli anarchici, oltre a riportare le parole di Ardizzone al processo «Sibilla» dove era alla sbarra insieme a Cospito, rilancia il testo scandito dal pescarese in tribunale per la gambizzazione di Adinolfi: «In una splendida mattina di maggio ho agito ed in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita. Per una volta mi sono lasciato alle spalle paura e autogiustificazioni e ho sfidato l’ignoto. In un’Europa costellata di centrali nucleari, uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà è caduto ai miei piedi».
Parole che richiamano «La gioia armata», testo sacro dell’anarchismo delle bombe e delle pistole, firmato da Alfredo Maria Bonanno nel 1977. «Ma perché questi benedetti ragazzi sparano alle gambe di Montanelli? Non sarebbe stato meglio sparargli in bocca? (...) Azzopparlo significa costringerlo a claudicare, farglielo ricordare. E poi, è un divertimento più gradevole», si legge nel pamphlet. Un testimone afferrato da Cospito all’alba del terzo millennio. E che passa ancora di mano.
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