Garlasco, Sempio al bivio: rispondere o no ai pm? Le strategie possibili
Si profila una settimana infuocata per Andrea Sempio e il suo pool difensivo. Mercoledì 6 maggio il 39enne dovrà comparire davanti ai pm di Pavia, che lo accusano di aver ucciso Chiara Poggi - da solo, non più in concorso con Alberto Stasi o terzi - a seguito di un rifiuto a sfondo sessuale. Al giovane viene contestata anche l’aggravante della crudeltà poiché, ipotizzano i magistrati, avrebbe infierito sulla vittima, colpendola con un “oggetto contundente" per ben 12 volte. Dal suo canto, l’indagato continua a professarsi innocente e respinge con forza ogni addebito. Sta di fatto che ora si trova di fronte a un bivio: scegliere se rispondere o meno alle domande degli inquirenti.
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Le ipotesi sulla strategia difensiva
In termini di strategia difensiva, le opzioni a disposizione di Sempio sono sostanzialmente tre: sottoporsi all’interrogatorio, rendere dichiarazioni spontanee oppure avvalersi della facoltà di non rispondere (art. 64 c.p.p.). I suoi legali, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, preferiscono non sbilanciarsi. È molto probabile che scioglieranno la riserva il 5 maggio, ovvero il giorno prima dell’audizione in procura a Pavia. Come ricorda il Corriere della Sera, al momento la difesa dispone di pochi elementi per controbattere ai pubblici ministeri, potendo contare solo sull’esito della perizia genetica e dattiloscopica e sull’esame antropometrico. Proprio quest’ultimo, secondo gli avvocati, escluderebbe l’assistito dalla scena del crimine: le impronte delle suole “a pallini”, attribuite all’assassino e riconducibili a scarpe numero 42, sarebbero incompatibili con la calzata numero 44 di Sempio.
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L’accusa della procura
Nella nuova ricostruzione della procura, sarebbe stato il 39enne, amico di Marco Poggi, ad uccidere Chiara la mattina del 13 agosto 2007. L’aggressione sarebbe avvenuta al termine di una presunta colluttazione che il giovane, all’epoca 19enne, avrebbe ingaggiato con la ragazza. Successivamente, Sempio avrebbe colpito ripetutamente la vittima con un oggetto contundente, colpendola prima “in regione frontale sinistra” e poi “in zona zigomatica destra”, facendola cadere a terra. In seguito, la 26enne sarebbe stata trascinata verso la porta di accesso alla cantina. A sostegno dello scenario ipotizzato dalla procura di Pavia, diretta da Fabio Napoleone, ci sarebbero le conclusioni della nuova Bpa (Boodstain Pattern Analysis) che, secondo quanto emerso da recenti indiscrezioni di stampa, avrebbero individuato alcune tracce sulle pareti in fondo alla scala della cantina, interpretate come possibili segni di “cast-off”, ovvero schizzi di sangue compatibili con l’uso di un corpo contundente. Ad ogni modo, bisognerà attendere la discovery degli atti, successiva all’avviso di conclusione delle indagini, per poter aver un quadro più chiaro e completo del contesto in cui è maturata la nuova accusa a carico dell’indagato.
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