Al telefono con gli scafisti, l'inchiesta esclusiva: "Paghi prima e parti". Basta un post per salpare
«Paghi prima e parti quando dico io». La voce arriva secca, senza esitazioni. Non chiede nomi, non chiede documenti, non chiede perché.
Vuole sapere solo dove si trova chi chiama, quanti soldi ha e quanto è disposto ad aspettare. Il viaggio dell’immigrato clandestino verso l’Europa comincia così. Abbiamo chiamato uno dei numeri italiani che compaiono su alcune pagine Facebook fingendoci interessati a raggiungere l’Italia e da lì l'Europa, precisamente il Belgio dove abbiamo finto di avere già un fratello che è riuscito ad entrare da qualche anno.
Dall’altra parte un uomo, una figura equiparabile a quella di un facilitatore, che parlando un inglese elementare mischiato a qualche parola in arabo, risponde con frasi brevi. Capiamo che non è italiano.
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«Chi ti ha dato il mio numero?». Rispondiamo che lo abbiamo trovato su una pagina Facebook consigliata da qualcuno che ha già usato questo metodo di viaggio. «Italia? Sì - risponde - Si può fare». Non dice quando e nemmeno come. Spiega solo che non esiste un percorso diretto, che bisogna muoversi a tappe, che a ogni passaggio ci sarà qualcuno. Ma ripete più volte una raccomandazione: «Tu non devi parlare con altri. Ti diciamo noi quando muoverti». La rotta è quella che dal Pakistan arriva in Italia. Alla domanda sul prezzo, la risposta arriva prima della rotta. «Una parte adesso, il resto quando arrivi». «Se cambi numero - aggiunge mi avvisi. Se ti chiama qualcuno che non conosci, non rispondi. Quando è il momento, ti scrivo io».
«È sicuro?», chiediamo. La voce cambia tono solo per un istante. «La gente arriva. Se fai quello che ti diciamo, arrivi».
Nessuna garanzia, nessun contratto, nessuna ricevuta. Solo una catena di comandi.
«Prima ti spostiamo. Poi vai avanti. Alla fine paghi quello che resta». La telefonata dura un minuto e mezzo appena, poi chiude la conversazione con la promessa di farsi risentire quando sarà il momento. È la prima fase del viaggio clandestino venduto sui social. TikTok mostra partenze, rotte, barche, documenti. Facebook offre passaporti, carte d’identità, patenti, permessi di soggiorno.
WhatsApp e Telegram servono per chiudere la trattativa.
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Nei profili monitorati compaiono viaggi dal Pakistan verso l’Italia attraverso Iran, Iraq, Turchia e Grecia. La partenza indicata è Quetta. La rotta è fatta di passaggi, attese, consegne, cambi di referente. Ogni segmento ha un costo. Ogni tratto ha un uomo. Sulle tratte interne, tra un passaggio e l’altro, il prezzo indicato varia da 2.000 a 3.000 euro per viaggi di 200-400 chilometri.
Per i conducenti reclutati lungo il passaggio tra Croazia e Slovenia, le offerte arrivano a compensi tra 15.000 e 30.000 euro. La Libia resta una piattaforma centrale. Alcuni profili promuovono partenze verso l’Italia con pagamento all’arrivo. Le immagini mostrano migranti, imbarcazioni, annunci di traversate imminenti. Le zone citate sono Tripoli, Bengasi e la costa occidentale libica. Il messaggio è sempre lo stesso: si parte quando lo decide l’organizzazione. Nel racconto dei facilitatori, invece, il mare scompare. Restano solo le parole utili alla vendita: partenza, arrivo, pagamento, sicurezza.
«Non ti muovi da solo - dice la voce al telefono - Ci sono persone lungo la strada. Ti prendono loro». Dentro lo stesso mercato corre quello dei documenti falsi. Passaporti, carte d’identità, patenti e permessi di soggiorno vengono esposti come prodotti. Alcuni profili mostrano documenti italiani contraffatti, altri pubblicano modelli ancora da compilare. I venditori dichiarano basi operative tra Turchia, Siria, Nord Africa e area balcanica.
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Nei materiali social che abbiamo esaminato, compaiono carte d’identità italiane, passaporti, permessi di soggiorno e visti. Durante la telefonata, la voce ha insistito su un punto: «Devi essere pronto». Pronto a partire, a pagare e a non fare domande.
«Quando ti diciamo il posto, vai. Non portare troppa roba. Non parlare con nessuno», ripete ancora durante la breve telefonata. I social funzionano come agenzie di viaggio clandestine. Gli account cambiano nome, lingua, piattaforma ma i contenuti restano uguali. Anche la filiera dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e l’Europa non ha un solo volto. C’è chi recluta, chi accompagna, chi guida, chi prepara documenti, chi attende all’arrivo. C’è chi lavora sulla rotta terrestre e chi sulla traversata marittima. C’è chi pubblica video per attirare clienti e chi sparisce appena la conversazione passa in privato. Ogni tappa ha un prezzo così come ogni documento e ogni chilometro che il clandestino dovrà percorrere, spesso rischiando la vita. Anche l’attesa ha un prezzo. Alla fine della conversazione ritorniamo sulla domanda iniziale: «Quando si parte? Dovrei organizzarmi perché qui ho moglie e figli». «Parti quando dico io - risponde la voce Good luck». Buona fortuna.
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