“La visita di Biden in Israele si inserisce nel quadro dell’attivismo diplomatico mostrato da Washington all’indomani dell’attacco. Da giorni, ormai, il Segretario di Stato Blinken è impegnato in colloqui con i principali attori della regione, nel tentativo di impedire quell’escalation regionale che in tanti temono. Il viaggio del Presidente statunitense ha un alto valore simbolico e serve innanzitutto a mostrare il sostegno – anche militare – degli Stati Uniti all’alleato israeliano. La visita servirà anche a chiarire a Netanyahu quali sono i rischi di un’invasione di terra di Gaza, sia sul piano umanitario che su quello politico-militare”. È il commento di Mattia Serra, analista Ispi, affidato a Il Tempo rispetto a quanto accade in Israele.
Israele, si muovono altre due navi Usa. Il retroscena sulla visita di Joe BidenQual è il ruolo di Giordania e Egitto nella gestione dei profughi palestinesi bloccati a ridosso del valico di Rafah?
“Sia l’Egitto che la Giordania hanno espresso posizioni chiare rispetto agli eventi delle ultime due settimane. Per entrambi, le violenze in Israele-Palestina rischiano di condurre a un’escalation regionale, le cui conseguenze sarebbero chiaramente imprevedibili. Inoltre, Il Cairo teme che un’invasione di terra di Gaza possa provocare un esodo di massa verso il valico di Rafah e, da lì, verso l’Egitto. Ciò avrebbe delle chiare conseguenze per l’economia e la sicurezza dello stato egiziano, ma rappresenterebbe anche una chiara violazione dei diritti della popolazione della Striscia. Non è possibile pensare che la questione di Gaza possa essere risolta con lo sfollamento di massa di 2,3 milioni di persone”.
Dopo l’attacco terroristico di Hamas crede potranno esserci sviluppi nella questione israelo-palestinese?
“È ancora difficile dirlo. Bisognerà innanzitutto vedere cosa accadrà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, sia a Gaza che in Cisgiordania. Se Gaza si trova sostanzialmente in un limbo, il rischio di un’escalation in Cisgiordania è concreto, specialmente dato l’alto livello di tensione registrato in questo territorio nell’ultimo anno. Gli eventi delle ultime settimane giungono in una fase di forte delegittimazione dell’Autorità nazionale palestinese (ANP), considerata ormai incapace di rispondere alle esigenze della propria popolazione. Questi sviluppi rischiano di indebolire ancora di più l’ANP, con potenziali ricadute sulla sicurezza interna dei Territori palestinesi. È chiaro come in questo momento sia necessario uno sforzo diplomatico internazionale per raggiungere una tregua e per rilanciare il dialogo, alla ricerca di una soluzione che possa essere credibile e duratura”.

Mattia Serra analista Ispi
Esiste il rischio concreto che il conflitto si espanda all’intera area?
“In questo momento l’allargamento del conflitto continua a rappresentare una possibilità concreta. Lo scenario che desta più preoccupazione è quello libanese. Hezbollah ha più volte dichiarato che considera l’invasione di terra di Gaza come una linea rossa. La situazione al confine tra Israele e Libano rimane molto tesa e negli ultimi giorni si sono susseguiti diversi attacchi e bombardamenti. Per ora sia Israele che Hezbollah sembrano intenzionati a evitare che il conflitto si allarghi, dato il potenziale costo per entrambe le parti. Tutto dipenderà da come Hezbollah e altri attori regionali reagiranno alle prossime mosse del governo israeliano. Il quadro è in continua evoluzione e l’allargamento del conflitto è una possibilità che oggi non può essere esclusa. Al momento, però, un coinvolgimento diretto da parte dell’Iran rimane qualcosa di ancora molto lontano”.
Terrorismo, l'attentatore di Bruxelles era sbarcato a LampedusaCome giudica la posizione di Russia e Cina?
“Russia e Cina hanno mostrato un atteggiamento più distaccato rispetto a quello statunitense ed europeo. I due paesi, infatti, hanno preferito astenersi dal condannare l’attacco del 7 ottobre. Ad esempio, la risoluzione presentata dalla Russia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU - bocciata lunedì - non includeva alcuna condanna alle violenze perpetrate da Hamas. Questa scelta è diretta espressione del deterioramento dei rapporti tra Russia e Israele, peggiorati anche a seguito dell’invasione dell’Ucraina. D’altro canto, la Cina ha più volte invitato tutti gli attori a porre fine alle violenze, ribadendo la necessità di una soluzione diplomatica. Tuttavia, è difficile pensare che Pechino abbia alcun interesse a giocare un ruolo proattivo nella vicenda, specialmente data la sua complessità e i danni politici che il fallimento di un’iniziativa diplomatica potrebbe avere”.
