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CASO FIRENZE

Caso Firenze, il capo dei presidi riporta calma a scuola ma i prof si schierano

Inasprire lo scontro. Rendere l’aria ancora più tesa. Indifferenti alle conseguenze che potrebbero causare certe perentorie posizioni. Nonostante le indagini sembrino virare verso la rissa, un reato che porrebbe su un piano del tutto simile i due gruppi di contendenti, a Firenze, la politica e l’universo scolastico pare essere del parere opposto.

Quella di sabato scorso, secondo la sinistra, sarebbe un’aggressione dei fascisti, interpretati, nello specifico, da sei adolescenti di Azione Studentesca. Che avrebbero picchiato senza soluzione di continuità gli inermi attivisti dei Collettivi di sinistra. L'ennesima dimostrazione di questo corto circuito tra realtà e ideologia si evince da un documento approvato ieri dal collegio dei docenti del liceo Machiavelli.

«Come docenti, educatori e cittadini siamo stati profondamente scossi dall’aggressione avvenuta in via della Colonna e perpetrata ai danni di alcuni studenti del Collettivo del liceo Michelangiolo da parte di giovani esponenti di Azione studentesca. Vogliamo unirci alle parole di ferma condanna di quanto accaduto, già pronunciate da varie istituzioni scolastiche e cittadine con parole che riteniamo universalmente condivisibili e fondanti per la comunità scolastica».

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Nessuna prudenza, nessun condizionale. Sono stati i fascisti. Punto. Ma perché questa presa di posizione tanto perentoria da parte della sinistra? Il Partito democratico, dopo esser stato raso al suolo alle ultime elezioni del 25 settembre, ha impiegato cinque mesi per organizzare un congresso e delle primarie. In queste interminabili ventisei settimane, un’era geologica nella fulminea società attuale, i dem non hanno fatto politica. Gli altri partiti sì. La vicenda fiorentina, nella testa dei nipotini di Carlo Marx, può riaccendere la passione e riportare tanti elettori progressisti alle urne. Un atteggiamento pericoloso, perché, per cercare di recuperare l’enorme gap attuale col centrodestra, si rischia di dar fiato ai facinorosi. A chi sogna di fare un salto nel tempo e tornare ai violenti anni Settanta. La posizione del liceo Machiavelli, tra l’altro, è ben distante da quella espressa dal presidente dell’Anp, l’associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, intervenuto ieri mattina su Rainews 24. «È importante che non ci sia una politicizzazione e una strumentalizzazione della scuola. Bisogna mantenere gli animi più tranquilli possibile. A scuola si devono crescere i ragazzi abituandoli al confronto con gli altri. Mai si deve trascendere il rispetto per l’altro. Al di là di episodi singoli, che ogni tanto si ripetono, io non vedo un clima di tensione come purtroppo nel nostro Paese c’è stato in passato e lavoriamo tutti perché non si riproponga».

Il clima però resta teso. E potrebbe diventare incandescente sabato. Quando le Rsu delle scuole fiorentine organizzeranno insieme a Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Rua una manifestazione «insieme a tutte le realtà democratiche e antifasciste. Sono inaccettabili le parole del ministro Valditara, il quale, invece di condannare la violenza squadrista, si è scagliato contro la dirigente del liceo scientifico Leonardo da Vinci, attaccandola per aver invitato la propria comunità scolastica a vigilare contro il ritorno di ideologie violente e totalitarie, attaccando così di fatto la stessa libertà di pensiero e di espressione. Vogliamo reagire e chiediamo a tutte le realtà democratiche e antifasciste di questa città e di questo Paese di schierarsi al nostro fianco». Una realtà grottesca, nella quale la sinistra eletta a Palazzo Vecchio chiede la schedatura dei politici vicino a Casaggi, ma non dei dirigenti scolastici schierati. Nemmeno di quelli che, in un recente passato, si son presentati per il Pd. Due pesi, due misure. Come al solito

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