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Sfruttamento e money transfer, mafia cinese nel mirino della Commissione parlamentare

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Christian Campigli
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Una struttura ramificata, organizzata come un esercito. Un business che frutta miliardi di euro. All'anno. Territori italiani che vengono depredati, nel silenzio della politica. Almeno fino ad oggi. L'illegalità cinese, lo sfruttamento dei dipendenti e il money transfer verranno trattati come reati di mafia. Milano, Firenze e Prato, tre province che, con numeri diversi, aspettavano da anni una simile norma, possono finalmente esultare. L'illegalità, ma soprattutto l'impunità dei malviventi legati alla Triade potrebbe volgere al termine. “In questa legislatura la Commissione Parlamentare Antimafia potrà indagare sulla natura delle attività tessili, sullo sfruttamento del lavoro e sulla sicurezza, ma anche sulla destinazione dei flussi di denaro, attraverso l'esplicito riferimento ai money transfer. Fenomeni da sempre oggetto delle nostre denunce su capannoni, serre illegali, mercati abusivi e tutta la filiera economica parallela. Fratelli d'Italia aveva chiesto già nelle scorse legislature di inserire questa possibilità, ma la sinistra si era sempre opposta”, affermano, in una nota, i deputati toscani di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Chiara La Porta. 

 

In particolare, secondo quanto prevede il testo di legge che verrà discusso anche al Senato, la Commissione Antimafia dovrà “accertare e valutare la natura e le caratteristiche delle nuove forme di criminalità organizzata con particolare riguardo al settore manifatturiero cinese, particolarmente radicato in alcune zone della Toscana fra Prato e Firenze, con attenzione allo sfruttamento del lavoro clandestino e alla sicurezza nei luoghi di produzione; all'esportazione di capitali verso Stati esteri attraverso canali di trasferimento di denaro, regolari o irregolari”.

 

A Prato, ad esempio, vi sono oltre seimila imprese cinese. Che da sole costituiscono oltre il venti per cento del pil cittadino. “Le attività di trasferimento di denaro rappresentano volumi di denaro di miliardi di euro, soldi che ogni anno vengono distratti dal fisco – hanno concluso Donzelli e La Porta - Per i responsabili delle organizzazioni che compiono questi reati devono essere applicate le misure utilizzate per i mafiosi, dal carcere duro, ai sequestri, passando per i benefici per chi si pente e collabora consentendo di risalire alle fonti di illegalità”.
 

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