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Siccità, il governo ignora l'emergenza. Regioni e Comuni procedono per conto proprio

Gianni Di Capua
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Da Nord a Sud c'è attesa per lo stato di emergenza legato alla siccità, ma intanto tra Regioni e Comuni regna sempre più il fai da te e piovono linee guida e ordinanze di limitazione idrica. E c'è anche il primo «ladro di acqua» nella secca estate italiana. Mentre l'Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni parla di una situazione della crisi idrica da «bollettino di guerra», un agricoltore 43enne nel pavese deve rispondere di furto e danneggiamento per aver tentato di appropriarsi di acqua che non gli spettava. Sul fronte della decisione più invocata ed attesa, il Governo è al lavoro, assicura il ministro Cingolani. E la Protezione civile istituisce un coordinamento con tutti i ministeri interessati (Mipaaf, Mite, Affari regionali, Mims e Mef).

Si potrebbe arrivare allo «stato di eccezionale avversità atmosferica» qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30% della produzione lorda vendibile nel settore agricolo. Sindaci e istituzioni locali, nel frattempo, provano ad attrezzarsi con i poteri in loro possesso: il presidente della Basilicata, Vito Bardi, annuncia di voler dare priorità all'agricoltura nelle ore in cui la Coldiretti locale annuncia l'impossibilità di alimentare le vasche per irrigare i campi di pomodori. L'assessore all'ambiente della Toscana, Monia Monni, vede i titolari di aziende agricole e parla di una situazione mai vista «da più di 20 anni» e che si «aggraverà». Risponde il governatore Giani a distanza: la Regione è pronta intervenire.

Scatta l'allarme anche sulle Alpi e le Dolomiti per i rifugi di alta quota in Trentino, a causa della totale assenza di neve sulla Marmolada. Il Comune di Pordenone limita l'utilizzo di acqua potabile fino al 30 settembre per bagnare orti, parchi e giardini. Come anche a Vinci (FI) dove il sindaco a vietato «l'uso improprio». Lo stesso fa Capalbio. In pianura Padana la linea del fronte ora si sposta sul Garda secondo il monitoraggio settimanale dell'Osservatorio Anbi sulle risorse idriche: il più grande lago d'Italia è l'ultima speranza per ristorare l'esangue fiume Po e contrastare la risalita del cuneo salino che sta pericolosamente marciando verso i 20 chilometri all'interno della pianura di Ferrara. Gli altri grandi bacini del Nord viaggiano sui livelli minimi: i laghi di Como (13,5% di riempimento) e d'Iseo sono ormai vicini al record negativo, già più volte superato invece dal lago Maggiore nelle ultime 24 ore riempito al 20%.

I numeri della crisi non fermano la polemica politica da una parte, la ricerca di soluzioni di lungo periodo dall'altra. Per il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, bisogna accelerare sui bacini di accumulo. Il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, invece, attacca: il governo dei migliori non è pronto. È arrivato «il punto di non ritorno», dice Carlo Petrini, fondatore di Slow-Food ricordando «quello che da molti anni le Conferenze sul clima hanno detto in modo quasi ossessivo». Il WWF ricorda come ogni 100 litri d'acqua ne vengano dispersi 42 (38 secondo dati Utilitalia). Di certo c'è, per la Federazione delle aziende di ambiente, acqua e energia, che la rete idrica italiana è vetusta: l'85% è stata posata oltre 30 anni fa e ai ritmi di investimento attuale ci vorrebbero 250 anni per rinnovarla in toto. 

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