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Il Cts boccia le Regioni, il bollettino Covid non si tocca

Maria Elena Ribezzo
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Il bollettino Covid resti invariato e quotidiano. È il parere che il Cts dà al governo, rispondendo alle richieste pressanti delle Regioni, che spingono per renderlo settimanale e per scorporare i dati dei positivi asintomatici da quelli con sintomi: sarebbe troppo rischioso, in una fase ancora acuta dell’epidemia, limitarsi a un report settimanale. Lo conferma Silvio Brusaferro, presidente Iss, nella video presentazione dei dati del monitoraggio regionale Covid: la situazione epidemica «acuta», afferma, ha «un’incidenza settimanale che ha raggiunto quasi i 2mila casi e una velocità di trasmissione che rimane significativamente sopra il valore di 1». La crescita dell’incidenza, insomma, è ancora «molto significativa». Nell’ultima settimana il continente e soprattutto i Paesi Ue, ricorda, sono sempre più caratterizzati da un colore omogeneo rosso scuro, che sta ad indicare un’alta incidenza. E questa si traduce in una curva di crescita che «caratterizza un po' tutti, anche se in alcuni Paesi comincia lentamente a piegarsi».

In Italia, le regioni che hanno superato il tasso di occupazione in terapia intensiva sono Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Toscana, la provincia di Trento e la Valle d’Aosta. Ma il Paese resta quasi interamente giallo: da lunedì gialla anche la Campania, mentre la Valle d’Aosta passa in arancione. Anche la fondazione Gimbe concorda con il Comitato Tecnico Scientifico: le proposte delle Regioni sarebbero inadeguate e inapplicabili. «Il nuovo sistema per rendicontare i pazienti ricoverati per Covid-19 richiesto dalle Regioni - dichiara Nino Cartabellotta - prevede una "contabilizzazione" separata tra pazienti ospedalizzati per Covid-19 e pazienti ricoverati per altre patologie, con infezione da SARS-CoV-2 ma asintomatici per COVID-19. La Fondazione Gimbe sottolinea che tale proposta, oltre a sottostimare il reale sovraccarico degli ospedali, aumenta l’impatto organizzativo e il carico di lavoro degli operatori sanitari e presenta numerosi rischi».

Oggi sono 186.253 i nuovi casi di Covid-19 e 360 i morti registrati, il dato più alto da aprile 2021 e che porta il totale delle vittime a 140.548 da febbraio 2020. Il numero dei tamponi giornalieri, tra molecolari e antigenici, resta altissimo, ancora oltre un milione e il tasso di positività è 16,4%. La variante Omicron diventa nettamente prevalente, al 3 gennaio era all’81%, con una variabilità regionale tra il 33% e il 100%, mentre la Delta al 19%. Crescono il tasso di occupazione in terapia intensiva, che è al 17,5% contro il 15,4% della rilevazione al 6 gennaio, e il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 27,1%, contro il 21,6% della rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 6 gennaio.

Vola intanto la campagna vaccinale nazionale, che nella settimana 7-13 gennaio ha fatto registrare oltre 4,5 milioni di somministrazioni, 1,5 in più rispetto alla settimana precedente con una media di oltre 650 mila somministrazioni al giorno, fa sapere la struttura commissariale per l’emergenza Covid, guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo.

Questa settimana, più di 2 milioni hanno riguardato la fascia Over 50, per la quale le prime dosi sono triplicate nell’arco dei sette giorni, passando da 39 mila a 126 mila circa. In forte crescita anche il dato relativo ai bambini tra i 5 e gli 11 anni, che hanno ricevuto oltre 356 mila somministrazioni (di cui circa 240 mila prime dosi e 116 mila seconde), con un incremento del 77% rispetto a una settimana fa, quando il totale aveva di poco superato quota 200 mila.

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