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Covid, scoperta una nuova variante a Roma. Il terribile timore: i tamponi non la rilevano

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Parziale sollievo al Policlinico di Tor Vergata di Roma, dove un sospetto caso della nuova variante Omicron di Sars-CoV-2 si è poi rivelato essere non Omicron, ma una variante Delta atipica. Gli esperti della struttura capitolina invitano a tenere l’attenzione alta per il rischio di risultati ingannevoli ai test diagnostici, come per Omicron. “Un paziente non vaccinato ricoverato nella Uoc di Malattie respiratorie del Policlinico Tor Vergata - si legge in una nota - da positivo per la prima volta al test molecolare dal 25 novembre su due target (gene E eRdRP/gene S), ma più volte negativo al gene N, è poi risultato positivo per variante Delta AY.4 con doppia delezione atipica”.

 

 

“L’intuizione della professoressa Paola Rogliani, che ha in cura il paziente - sottolinea da Tor Vergata la docente di Microbiologia e Microbiologia clinica, Francesca Ceccherini Silberstein - è stata quella di richiedere il sequenziamento per un sospetto di variante atipica, come la nuova Omicron. Grazie alla collaborazione tra l’Unità di virologia del Policlinico, diretta da Sandro Grelli, e la Cattedra di virologia del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’università Tor Vergata, in meno di 48 ore è stato processato il campione e ottenuta la sequenza grazie al lavoro di squadra, in particolare di Maria Concetta Bellocchi e dei giovani tesisti Greta Marchegiani e Daniele Stella. Il risultato ottenuto ha mostrato Sars-CoV-2 con una variante Delta sublineage AY.4. Da un’analisi più attenta, è stata identificata da Mohammad Alkhatib una delezione poco frequente in posizione 214-215 del nucleocapside, che potrebbe avere determinato il risultato parzialmente negativo al test diagnostico. Come in questa variante Delta sublineage AY.4, anche la variante Omicron presenta una delezione atipica nel gene N che merita attenzione, perché potrebbe avere ripercussioni nell’esito e interpretazione dei test diagnostici”. 

 

 

“Questo aspetto”, ovvero le possibili ripercussioni delle varianti atipiche di Sars-CoV-2 sui test diagnostici, prosegue Ceccherini Silberstein, “verrà approfondito al più presto attraverso studi collaborativi all’interno del progetto di ricerca europeo recentemente finanziato EuCare: European cohorts of patients and schools to advance response to epidemics’, a guida italiana, dedicato a chiarire alcuni degli aspetti cruciali e più dibattuti dell’epidemia” di Covid-19, come appunto “l’impatto delle varianti ai test sierologici e/o molecolari e ai vaccini attualmente in uso”.

 

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