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Basta con l'anomalia italiana. Ci devono dire quando torneremo al 2019

Franco Bechis
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L’Italia è uno dei paesi che più si è vaccinato in Europa (il secondo dopo la Spagna), eppure a leggere discorsi e ipotesi di provvedimenti dell’esecutivo sembra che sia il fanalino di coda del vecchio continente, dominato da orde di no vax e scettici che metterebbero a rischio la salute di tutti gli altri. Non è così, più di due italiani su tre hanno terminato il ciclo vaccinale. E in quel terzo che resta una parte (con quella siamo a 3 italiani su 4) ha già fatto una dose di vaccino e quindi non può essere considerata certo no vax. Un’altra parte di cui non vengono mai forniti i numeri è guarita dal virus e secondo legge fatta da questo governo ha un anno di tempo dal certificato di guarigione per proteggersi con una dose.

 

Nel 20% che resta ci sono i bambini al di sotto dei 12 anni a cui oggi è ancora impossibile fare il vaccino, qualcuno che è sottratto all’obbligo da certificato medico per motivi particolari di salute e poi quelli che hanno paura o sono ideologicamente contrari a vaccinarsi. Piuttosto pochi, e credo che quei numeri non cambieranno sensibilmente nemmeno mettendo ogni obbligo che ci si possa inventare. In condizioni meno ottimali di quelle italiane alcuni paesi stanno facendo passi da gigante per tornare alla vita che conoscevamo prima, quella che nel 2019 vivevamo tutti nel mondo. In Danimarca da qualche giorno quel traguardo è stato raggiunto: non c’è più alcuna regola imposta dalla lotta alla pandemia, né all’aperto né al chiuso. Si sono buttate via le mascherine, nessuno si pulisce le mani con il gel, ci si siede al cinema e al teatro nel posto a fianco di un altro, non c’è più alcun tipo di distanziamento.

 

Può essere che l’Italia non sia pronta a quel passo, e che a Copenaghen si sia deciso un azzardo da cui poi saranno costretti a tornare indietro. Ma anche altri paesi stanno puntando a quel risultato, mentre noi invece allarghiamo il green pass e discutiamo di ulteriori obblighi. Può anche essere necessario, non discuto quello che suggeriscono i medici. Ma chi guida la politica e il paese non può fermarsi a quello. Capisco che Mario Draghi abbia poca familiarità con la politica e non abbia naturale la vocazione alla guida e alla leadership. Ma un Paese ha bisogno anche di quello. Non si può essere Danimarca oggi? Bisogna che gli italiani sappiano che quello è l’orizzonte il prima possibile. Non c’è nulla di normale in quello che stiamo vivendo, nulla che corrisponda alla natura dell’uomo. Noi siamo fatti per stare insieme, per abbracciarci, toccarci, baciarci, sorridere, sperare. Questo anno e mezzo ha alzato bandiere che devono essere ammainate, non possono diventare la caratteristica di un popolo. Se non è oggi, l’alba sta comunque per arrivare. E bisogna dirlo e ripeterlo prima che quello che oggi si vede diventi la normalità. È abominevole dovere tenere le distanze l’uno dall’altro. È mostruoso avere paura di chi ti sta vicino, sobbalzare al primo starnuto, salutarsi con inchini, non darsi più il segno della pace in chiesa, infilarsi una maschera se non riesci ad evitare un gruppo di ragazzi sul marciapiede. Sarà stato pure necessario, ma non è da prendere a modello: così una società si sfalda, così la vita diventa tristezza, così ci perdiamo privi di qualsiasi speranza. Non facciamo diventare questa la pandemia post pandemia, perché non sarebbe meno nefasta.

 

Chi guida l’Italia deve dare un orizzonte alla comunità che si affida, strapparla dalla paura, non tenerla ostaggio di mille timori. Si faccia un ultimo sforzo con le vaccinazioni e se saranno necessarie altre dosi, le si renda normali e non straordinarie come ormai accadeva già con le campagne sull’influenza, ma tutto il resto via. Perché dobbiamo tornare prima che il Paese si sfaldi al 2019. Dopo tutto quello che è stato detto e fatto, credeteci a questi vaccini. Se non si torna alla vita di prima allora è perché questa fiducia non c’è. Qualche sospetto ho a questo proposito. Ieri per partecipare a una trasmissione della tv di Stato mi è stato chiesto di fare un tampone. Ho replicato che avevo il green pass vaccinale, ma non bastava. Se non basta significa che la prima a non credere ai vaccini è proprio la Rai. Ma la stessa cosa mi dicono che accade a Mediaset e in altri posti pubblici e privati. È un grave errore, ed è benzina pura per alimentare le fila dei no vax. Credeteci e portateci fuori da questo incubo. Perché tutti ne abbiamo diritto e vedere ai nostri confini altri che lo fanno farà crescere rabbia e delusione.
 

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