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La Roma è di Friedkin

Firmati nella notte i contratti preliminari a New York alla presenza di Pallotta. Ora due mesi per il closing, poi parte la nuova era

Alessandro Austini e Filippo Biafora
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Al civico 401 ovest della quattordicesima strada di New York è stato posato un altro tassello della storia della Roma. Non lo è ancora diventato formalmente, ma da ieri si può dire che Dan Friedkin sarà di certo il nuovo proprietario del club giallorosso. Negli uffici situati al quarto piano del palazzo di Manatthan, quartiere Chelsea, è andata in scena la fase finale della trattativa tra James Pallotta e l'imprenditore texano, che la scorsa estate ha deciso di investire nel mondo del calcio italiano e in pochi mesi è riuscito ad arrivare a dama, accompagnato nella sua avventura dai banchieri di Jp Morgan - in particolare è stata fondamentale la figura del romano Alessandro Barnaba e dallo Studio Chiomenti, con Salvo Arena e Marco Nicolini, lo specialista dei dossier calcistici dell'organizzazione di avvocati, in prima linea nella fase di due diligence. Venerdì scorso le parti hanno scambiato tra di loro i documenti dei contratti preliminari ed è iniziata la procedura del signing, che - al momento di andare in stampa - era pressoché conclusa, con le ultime firme apposte intorno alle 17 nell'East Cost americana, sei ore indietro nel fuso rispetto all'Italia. Senza timore di smentita si può affermare che l'affare è praticamente fatto, con l'ufficialità accompagnata dalla pubblicazione di un comunicato congiunto tra acquirente e venditore. Una nota necessaria - il club giallorosso è quotato in Borsa e deve sottostare ai regolamenti Con sob - attesa al più tardi stamattina prima dell'apertura dei mercati e che farà chiarezza su cifre e clausole dell'affare. James Pallotta stesso ieri ha fatto un rapido blitz nella sede della Raptor nella Grande Mela, per poi far rotta verso le Bahamas con il suo aereo privato che porta sulla livrea il logo di un Velociraptor. Il presidente uscente è riuscito a schivare i pochi presenti sotto gli uffici e ha lasciato agli avvocati il compito di chiudere i lavori. A seguire per conto del presidente bostoniano il «deal» è stato Bob Needham, suo braccio destro e amico fidato da anni. Friedkin, non presente a New York, ha lasciato la procura della firma ai suoi manager e si è in sostanza preso la Roma, che entrerà a far parte del consorzio The Friedkin Group che prende il nome dal padre del tycoon texano, fondatore della prima società, la Gulf States Toyota, nel lontano 1969. Il passaggio formale delle azioni della società capitolina dalle mani di Pallotta e soci a quelle dell'imprenditore che ha a Houston il suo quartier generale arriverà soltanto dopo il closing definitivo, per il quale saranno necessari almeno altri due mesi. In quel caso la firma dovrà avvenire in Italia davanti a un notaio. Il cda giallorosso sarà chiamato a convocare l'assemblea degli azionisti che dovrà rinnovare le cariche sociali e soltanto per questo passaggio formale saranno necessari 40 giorni. Oltre all'assemblea verrà formato il nuovo consiglio, di cui faranno sicuramente parte anche Ryan Friedkin, il figlio di Dan incaricato di esse re il futuro braccio operativo in Italia della nuova proprietà, e Marc Watts, presidente del Gruppo Friedkin già transitato a febbraio nella sede giallorossa dell'Eur. Altro passaggio necessario e probabilmente il primo ad essere espletato sarà quello con la Consob, che dovrà dare il via libera all'operazione. Ci saranno poi le procedure legate all'Antitrust, e quel le relative al lancio dell'OPA, necessaria in quanto cambierà il controllo di una società quotata. Ma il secondo capitolo della Roma americana è ormai iniziato.

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