BRESCIA A quei tempi, non c’erano gli autovelox, le strade non erano strade, secondo i moderni canoni di valutazione e le auto erano dei bolidi, praticamente, senza freni e senza controlli, ma in quanto a velocità, davano giù a molte auto odierne. Tutto era più rozzo, più artigianale, ma terribilmente efficiente. Alla Mille Miglia, si vedono sfrecciare vecchie, gagliarde spider, con strani ammennicoli all’esterno ed all’interno dell’abitacolo. «Serve per evitare che l’olio bollente della trasmissione, schizzi tra le gambe degli occupanti», ci dice il pilota di una bella scoperta, vista la nostra curiosità nei confronti un pezzo di latta piegato sull’albero motore. Nata nel 1927 come una affascinante competizione velocistica, la Mille Miglia, per l’appunto 1.600 km, andava da Brescia a Roma e ritorno ed è stata vissuta così per 24 edizioni. L’epilogo, più che dal terribile incidente di Alfonso De Portago, che perse la vita insieme a dieci spettatori, è stato decretato dall’evoluzione, dal cambiamento socio culturale, dal volgere al termine di un’era dominata solo dal cuore e dall’intraprendenza. In seguito, se ne tentarono altre tre edizioni (1958, 1959, 1961), che anticiparono percorsi intramezzati da prove speciali, ma la fine era segnata. Dal 1977, la "1000 Miglia" è risorta dalle proprie ceneri, geneticamente modificata in una gara storica di regolarità. Sicuramente la più ambita gara storica di regolarità: i partecipanti devono rispettare al centesimo di secondo, il passaggio nelle tappe prestabilite e soprattutto se si sta a bordo di auto mal ammortizzate, rumorose, senza tetto e, magari, con freddo e pioggia. Le domande fioccano da tutto il mondo e avere l’auto giusta non è così scontato, visto che possono partecipare soltanto esemplari che hanno corso o hanno perfezionato l’iscrizione ad almeno una delle Mille Miglia di velocità (1927-1957) o altri esemplari degli stessi modelli. Quest’anno, su 619 domande, ne sono passate 435: 435 auto storiche, in rappresentanza di 34 nazioni e 5 continenti. L’Italia seguita ad essere il paese più rappresentato, con 143 equipaggi. Quest’anno la manifestazione è durata un giorno in più: 4 tappe e 80 prove cronometrate. Quest’anno la carovana rossa ha attraversato anche Riccione, Pesaro, Ancona, Loreto, Recanati, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, l’Aquila, Volterra, Lucca e Pisa. La 32ª edizione è stata dominata da auto italiane, che hanno colonizzato 9 posti della top ten. Unica eccezione, al 3° posto, una Aston Martin Le Mans del 1933. La vittoria è andata all’equipaggio composto da Giuliano Mozzi e dalla moglie Stefania Biacca, che è arrivato in testa a Roma e ha mantenuto il vantaggio fino alla vittoria definitiva, a Brescia. Mozzi, mantovano, non è nuovo a successi di questo tipo ed ha tagliato il traguardo a bordo di una Lancia Lambda spider, tipo 221, del 1928. Quest’auto, prodotta dal 1922 al 1931, ha portato una vera e propria rivoluzione, per i tempi: niente più telaio a longheroni, ma una sorta di lamierato che ha anticipato il concetto di scocca portante; altra novità, il prima schema telaistico con ruote anteriori semi indipendenti. Il modello 221 spider era motorizzato con un 2.5 litri, 4 cilindri a V, capace di circa 69 Cv. Al secondo e terzo posto, si sono piazzati gli equipaggi di: Gamberini–Magni, su Alfa Romeo 6V 1750 Zagato del 1930 e Moceri-Cavalleri, su Aston Martin Le Mans.
La «regina» è una Lancia spider del 1928
La Lambda taglia per prima il traguardi davanti a un’Alfa Romeo Zagato e a un’Aston Martin
