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Il doping da Merckx a Maradona, da Johnson ad Armstrong

I primi due casi di doping accertati, causati da una miscela esplosiva di anfetamine e caldo, recano i nomi di due ciclisti, il danese Knut Enemark Jensen, morto nel '60 ai Giochi di Roma sulla...

I primi due casi di doping accertati, causati da una miscela esplosiva di anfetamine e caldo, recano i nomi di due ciclisti, il danese Knut Enemark Jensen, morto nel '60 ai Giochi di Roma sulla Cristoforo Colombo, e l'inglese Tommy Simpson, morto in diretta televisiva sul Mont Ventoux nel Tour del 1967. Appena qualche anno dopo, è il fuoriclasse belga Eddy Merckx a cadere in due occasioni, nel '69 e nel '73, nella trappola dei controlli. Fra l'uno e l'altro dei casi, era toccato al nuotatore californiano Rick DeMont restarne vittima, incolpevole. Vincitore dei 400 s.l. ai Giochi di Monaco, prima medaglia d'oro squalificata per uso di efedrina, stessa sostanza che incriminerà nel 1994 Diego Maradona, lo statunitense dovrà attendere il 2001 per essere scagionato dall'accusa: si scoprirà che la sostanza era contenuta in un antiasmatico, assunto da Rick dai 4 anni d'età, il cui uso era stato regolarmente denunciato a distratti medici addetti ai controlli. Sarà ancora una rassegna olimpica, Seul, Giochi dell'88, a rivelare il diavolo nei muscoli gonfiati del più grande velocista dell'epoca, Ben Johnson, vincitore sui 100 in uno strabiliante 9.79 e buttato fuori dal villaggio olimpico 24 ore dopo per uso di stanozololo, anabolizzante. L'anno successivo, 1989, la caduta del muro di Berlino aprirà lo scenario del doping di Stato messo in atto nei miserabili laboratori della Germania Est con il coinvolgimento di migliaia e migliaia di atleti e di atlete, di donne fatte uomini e di albi d'oro da rivisitare nella loro interezza. Tempi, fino all'oggi, in cui l'antidoping, anche il più rigoroso, sarà sempre in affanno rispetto al doping, una piaga senza frontiere. Lance Armstrong, specchio fedele dei ritmi impossibili dello sport moderno, insegna. Passeranno tempi e stagioni interminabili, complicità note e sommerse, tonnellate enfatiche e inneggianti di carta stampata: solo nell'agosto del 2012 l'Agenzia statunitense antidoping procederà alla squalifica a vita del ciclista texano nato quarantuno anni prima in un sobborgo di Dallas, cancellando tutte le vittorie firmate dal 1998, sette Tour de France compresi.

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