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Il Napoli non coglie l’attimo

Gli azzurri fermati sullo 0-0: la Juve resta avanti di 4 punti Sampdoria concreta. Hamsik rapinato del Rolex a fine gara

Il grigio 0-0 permette a Mazzarri di rosicchiare un punto a Conte, ma per i tifosi è un’occasione persa, il salto di qualità fallito. Il pareggio assomiglia più a una sconfitta che a un risultato utile quando pensi di andare a -2 dalla Juve. Ma chi fischia al San Paolo non ha memoria (vizio italico): il Napoli è saldamente secondo. A poco vale sottolineare che davanti c’era la Sampdoria di Delio Rossi, squadra organizzata e guardinga, concentratissima nel suo catenaccio. L’«ammazzagrandi»: a Torino ha sconfitto i bianconeri e a Napoli ha frenato la cavalcata degli azzurri nel momento più delicato della stagione. E c’è la grana manto erboso: zolle che saltavano e buche dove affondavano i tacchetti. Una vera attenuante per il Napoli, squadra tecnica che fa del gioco in velocità, dei contropiedi fulminei, il suo asso nella manica. «Su questo campo di patate abbiamo perso tre punti. Qui non si può giocare» è quanto urla Mazzarri al novantesimo. Molto arrabbiato e amareggiato per i fischi, debilitato dalla febbre a 38° non parla nel post partita. Al suo posto il d.s. Bigon: «Il campo non aiuta i nostri giocatori di qualità. Di più non si poteva fare se non cercare la zampata finale. A 13 partite dal termine e con 4 punti di distacco dalla Juve ci avrei messo la firma». Fa un distinguo sulla contestazione: «Non sono i veri tifosi, quelli delle curve, sono altri settori che danno sfogo alla delusione reagendo male. Lo sappiamo». Anche Cavani affronta i taccuini sebbene siano sei partite che non segna (quattro in campionato, una in Europa League e una in Nazionale). Il Matador, scarico, scivolava più del solito e spesso era troppo solo: «C’è rammarico, nel primo tempo hanno fatto meglio loro, nel secondo noi, ma il terreno è vergognoso, una squadra che lotta per il vertice non può essere penalizzata così. Adesso pensiamo al Viktoria, sarà una finale». Si era capito che non era il pomeriggio del riscatto fin dalle prime battute con De Sanctis insicuro nelle uscite e nei rilanci e ripetutamente beccato dalla curve. Convincente invece l’esordio di Armero. Ha dato maggiore vivacità al fraseggio con Insigne ed è cresciuto alla distanza. Mentre il Magnifico stona: inizio dirompente palla al piede evanescente sotto porta. Forse era distratto dall’aggressione, senza gravi conseguenze, al fratello prima di Mari-Real Ortese. Il Napoli, che ha giocato con il lutto al braccio in ricordo di Carmelo Imbriani, era teso e preoccupato, timoroso di sbagliare. Delle famose ripartenze neppure l’ombra. Anche perché Hamsik non trova il modo di aggirare il muro blucerchiato e Inler fa filotto di passaggi errati. La manovra è leziosa e senza grinta, l’unica eccezione è leon Behrami. Non lascia spazi il centrocampo di qualità formato da Kristicic, Poli, Obiang. E quando Cavani tira per tre volte Romero si trova il pallone tra le braccia. Fortunato il portiere ligure anche nell’occasione più nitida, il rasoterra di Hamsik sul palo a metà ripresa. I liguri portano via il punto che volevano, i napoletani i cinque in pagella e tanta sfiga. Subito dopo aver lasciato lo stadio, Hamsik ha subito una rapina a mano armata: finestrino dell’auto rotto e via il Rolex.

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