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Giada Oricchio Il Presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, si mette al centro della scena, politica e non, e tira le somme nel tradizionale appuntamento natalizio con la stampa.

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Cela feci anche da presidente di Confindustria e della Fiat. Non so come, ma ce la feci». Non lascerà il minimondo di Maranello in caso di discesa in campo. «La Ferrari e la mia famiglia sono la cosa più importante della mia vita. Sono fortunato, venire qui a lavorare mi fa sentire di buon umore». In verità, l'umore di papà Montezemolo non era dei migliori. Di fatto ha «imposto» un cambio di marcia. Vincere da subito. Il che significa recuperare sette decimi di distacco dalla Red Bull sperando che questa non faccia un ulteriore balzo in avanti. Significa basta rincorse a perdifiato. È dal 2009 che la Ferrari veste i panni del cacciatore e spesso non ammazza la lepre. «Per il 2013 voglio una Ferrari subito competitiva. Se riusciremo a essere ancora protagonisti e se miglioreremo la prestazione, allora saremo vincenti». Soddisfazione per essere arrivati a giocarsela all'ultima curva, rimpianti per l'epilogo: «Si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Dopo quel primo giro in Brasile (Vettel era fermo in pista contromano, ndr) le cose potevano andare diversamente, ma ripartiamo dall'affidabilità straordinaria, dai pit-stop e dalle ottime partenze». Costanza di rendimento che, unita ai punti di Alonso, ha permesso alla Ferrari di diventare vice campione del mondo Costruttori ai danni di una McLaren sicuramente superiore. Repetita iuvant. Rinforza i concetti espressi già a Valencia, li scolpisce nella mente del piccolo esercito rosso. Batti e ribatti qualcosa ricorderanno. Stoccata per Ecclestone. «Ha sbagliato a occuparsi di cose non sue. Padri padroni non esistono più, tantomeno in F1». Sulla stessa linea, Montezemolo torna sui piloti tra complimenti e avvertimenti. Otto anni in Ferrari fanno di Massa un pezzo d'arredamento: «Felipe è cresciuto molto nella seconda parte, del resto nella prima se ne era andato in vacanza in giro per il mondo!», osserva con un certo sarcasmo. Ma la verità la dice quando sottolinea che «con Domenicali ci siamo detti che valeva la pena aspettarlo e infatti, talvolta, nel finale, è stato più veloce di Fernando. Poi non volevamo cambiare gli equilibri interni e la buona atmosfera». Come a dire: se l'anno prossimo il brasiliano non va è colpa di tutti, anche del team manager e di Alonso che hanno perorato la sua causa. E in nome della tranquillità della prima guida spagnola, delle sue condizioni ottimali (cioè nessuno che gli faccia ombra) Vettel non salirà su una Ferrari a breve. Richiamato all'ordine anche Alonso. «Fernando è un mix tra Lauda e Schumacher. Del primo ha la stessa grandissima capacità di fare ogni giro della gara come se si trovasse in qualifica, e del secondo la straordinaria intelligenza nel capire quando è il momento di spingere o di gestire la vettura». Ma, c'è un ma: «Se Fernando per un qualunque motivo partisse, allora vorrei Vettel. È giovane, sta con i piedi per terra e ha sempre voglia di vincere. Schumacher me lo segnalò quattro anni fa, aveva ragione. Tutti e due no perché per Alonso sarebbe una specie di provocazione». Mentre la galleria del vento si fa il lifting (chiusa 2 mesi per aggiornamenti), la Ferrari ha deciso di schierare due squadre per ottimizzare gli sviluppi della vettura 2013 e 2014.

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