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Senzatroppi titolari e con un modulo inedito la Lazio affonda a Palermo. E a questo punto sarebbe importante riflettere sugli errori commessi perché la squadra di ieri sera era onestamente imprensentabile per tanti motivi. Reja deve dare risposte su una Caporetto di questa portata così come la società che ha complicato i piani del tecnico non imponendogli i rinforzi che erano stati scelti. Già oggi servono decisioni importanti per rimettere in piedi almeno il campionato dove la squadra continua ad essere terza in classifica nonostante tutto. L'avvio è da libro degli orrori: Alfaro dopo due minuti spreca da ottima posizione, poi Barreto e Donati trovano due conclusioni chirurgiche che mandano in visibilio il «Barbera». Il 2-0 toglie le già poche certezze che ha la squadra biancoceleste e allora la reazione è timida, tutti portano palla ma nessuno difende e allora arriva anche il 3-0 di Silvestre a chiudere un primo tempo peggio di quello di Siena dove pure si pensava di aver toccato il fondo. Squadra lunga, centrocampo friabile e difesa esposta alle folate palermitane che non si deve impegnare nemmeno molto per vincere di goleada. Mutti gongola in panchina dove Reja assiste inerme a una notte da incubo. D'accordo le scelte erano quasi obbligate, l'emergenza totale ma dopo venti minuti pure chiunque si sarebbe accorto che non si poteva andare avanti così. E invece i conciliaboli con il secondo Lopez non hanno partorito variazioni di rilievo e il Palermo ha potuto gestire la partita. Il centrocampo della Lazio è troppo passivo tanto da permettere ai cecchini siciliani di impallinare indisturbati Marchetti. La ripresa si apre col quarto gol di Budan e il quinto di Miccoli. Nel finale Kozak segna il gol della bandiera. E ora? Bisogna cercare di non prendere un'altra imbarcata a Madrid e pensare se sia giusto andare avanti con un allenatore che ha dato tanto ma che nell'ultimo mese è in confusione.

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