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De Rossi: e adesso vinciamo

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Daniele De Rossi

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A Roma fino al 2017, senza clausole e con un conto in banca da stella dello sport mondiale. La storia d'amore (e di soldi) tra De Rossi e il club giallorosso continuerà a lungo «perché - ammette "capitan futuro" - per giocare a calcio in un certo modo a me serve stare qui». E se qualcosa dovesse andare storto, sarà comunque la Roma a decidere il prezzo di un'eventuale cessione. La clausola rescissoria, oggetto della trattativa fino agli ultimi giorni, è sparita: la società ha preferito aumentare lo stipendio fino ad accontentare in toto le richieste del giocatore, ma togliendogli potere decisionale per il futuro. A De Rossi è andata benissimo così: ha ottenuto un contratto, che partirà l'anno prossimo, da 5 milioni e mezzo di euro netti per cinque stagioni, a cui vanno aggiunti una serie di bonus legati a presenze (anche in Nazionale) e obiettivi che faranno lievitare la cifra sopra i sei milioni di euro. Un milione «sopra» Totti e quasi allo stesso livello di Buffon: solo il portiere e Ibra guadagnano più di lui nel campionato italiano e il nuovo contratto, inclusi i premi, diventa il più alto della storia romanista. Gli eventuali premi per le vittorie e i piazzamenti (Champions, scudetto etc.) sostituiranno, nel caso di De Rossi, quelli «collettivi» garantiti al resto della squadra e sarà lui a pagare le commissioni al procuratore Berti. Un investimento complessivo da 60 milioni di euro (nel comunicato si parla di «circa 10 milioni lordi all'anno» più bonus, dove il circa sta per gli interessi ancora da calcolare), avallato dalla proprietà americana dopo mesi di tentennamenti. Il ko di Firenze ha portato la prima svolta, con Sabatini che ha suggerito di rinunciare a qualche acquisto a gennaio pur di chiudere il rinnovo, il via libera definitivo lo ha dato Pallotta al suo arrivo a Trigoria. Per provare ad alleggerire il peso dell'ingombrante contratto la Roma ha chiuso anche un accordo per sfruttare il 50% dei diritti d'immagine del calciatore in future sponsorizzazioni. Dopo l'accordo raggiunto venerdì, ieri è arrivato il giorno delle celebrazioni in sala stampa, mentre per la firma «materiale» dei contratti passerà ancora qualche giorno. Un De Rossi ironico, spontaneo e sincero, ha evitato slogan retorici, del tipo «ho fatto una scelta di vita», e non si è negato qualche frecciatina. Al suo fianco Baldini, il dirigente che ha condotto in prima la linea la trattativa con Berti e che ieri ha intermezzato le parole del centrocampista con interventi tra il serio e il faceto. Un momento da segnalare: la faccia perplessa di De Rossi mentre Baldini spiegava, provando a correggerlo, che la Roma non ha accontentato il giocatore al 100%. «Ho chiesto una cifra il primo giorno ed è rimasta quella» è stata invece la «verità» del giocatore. «Ho pensato a tante altre soluzioni - ha proseguito - ma ho sempre saputo che avrei fatto questa scelta. Però c'è stato un momento, lo scorso anno dopo un derby, in cui sentivo che l'amore dei tifosi per me era scemato. L'ambizione di confrontarmi con i più forti al mondo mi affascinavano e non è un segreto che io abbia parlato con altre squadre». Non le dice ma nel gruppetto delle pretendenti c'erano Manchester City, Real Madrid, Paris Saint Germain, Milan e Juventus. «Ho verificato con mano le offerte - conferma Baldini - e alcuni club "esotici" avevano proposto delle cifre che non vale la pena dire...». Non solo una scelta di soldi, quindi, «ma di cuore - spiega De Rossi - e di testa: non resto qui per fare il turista o il parassita. Credo molto in questo progetto, la Roma ha le idee chiare, ho parlato anche con i presidenti quando sono venuti dall'America». Come a dire: ancora non ho capito chi comandi tra DiBenedetto e Pallotta. Superato il bivio più delicato, ora il biondo di Ostia insegue lo scudetto. «Non ho 20 anni di carriera davanti e voglio che quella attuale resti l'unica stagione in cui partiamo "in seconda linea". Quest'anno non era immaginabile vincere, ma nei prossimi cinque anni mi aspetto di lottare per il titolo». Da quando c'è Luis Enrique è tornato a crederci: «Dopo sei mesi posso dire che è il tecnico migliore che abbia mai avuto, anche a livello di gestione e ritiri». Un'apertura di credito illimitata. Intanto quest'anno «bisogna arrivare sopra Lazio, Inter e Udinese. Il terzo posto sarebbe un grande risultato e ci spero». De Rossi ringrazia anche «la famiglia Sensi», ammette di aver «sfruttato un pochettino il fatto di essere arrivato in scadenza» («solo un pochettino?!» lo ammonisce con ironia Baldini) e ammette che nelle stagioni precedenti «qualcosa mi è mancato mentre quest'anno sono partito con la volontà di zittire tanta gente». Il capitolo finale è dedicato proprio ai maligni: «Le cose che mi hanno ferito di più in questi mesi sono uscite da bocche delle persone a cui tengo, gente che magari mi saluta tutti i giorni e intanto esprime sentenze assurde su di me. Ma io li ho controllati». Da oggi possono dedicarsi ad altro.

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