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Undici anni di tante spese ma nessun successo

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Ilbilancio è impietoso nei confronti di Claudio Toti. A fronte degli investimenti effettuati non è arrivato nessun trofeo. Si dice sia stato sfortunato a entrare nel basket quando la Montepaschi, intesa come banca, ha aperto i rubinetti per fare grande Siena. Analisi accettabile, ma solo in parte. La Virtus di Toti ha speso tantissimo raccogliendo nulla, spesso per colpe proprie. Di grandi campioni in campo (Parker, Lorbek, Bodiroga) e di eccezionali coach in panchina (Pesic e Repesa su tutti) ne sono passati, eppure il risultato è stato sempre lo stesso: guardare gli altri vincere. Ad eccezione di Brunamonti non c'è traccia di competenza nella dirigenza che si è succeduta al fianco del patron dove spesso nepotismo e improvvisazione l'hanno fatta da padroni. Nonostante il dilettantismo di chi lo accompagnato, Toti quando ha fatto di testa sua i successi li ha sfiorati, toccati con mano e poi visti sfuggire. Accadde con la Coppa Italia targata Pesic e poi nell'anno in cui Roma uscì contro Siena complice la drammatica sfida persa dopo 3 supplementari. Avrebbe meritato, per una passione da tifoso che spesso ha finito per confonderlo, qualcosa in più. E invece raccoglie consensi dai tifosi solo oggi con l'annuncio dell'addio. Se non si paleserà un compratore, il suo nome resterà comunque scolpito nella pietra: come quello dell'ultimo presidente prima della scomparsa.Fab. Fab.

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