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Fiume di lacrime La scomparsa di Simoncelli a Sepang ha segnato la stagione più del trionfo di Stoner e della crisi del binomio Rossi-Ducati

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Ilsorriso è quello immancabile dal volto di Marco Simoncelli, l'amarezza deriva dal fatto che ormai lo si può vedere solo su vecchie foto e filmati. Il «Sic», così come era chiamato nel mondo delle due ruote, se n'è andato dopo un tragico incidente nel Gp della Malesia, e da allora il finale di stagione è stato coperto da un velo di grande tristezza. Non ce ne voglia il Campione del Mondo Casey Stoner, che ha dominato il Mondiale 2011 con una supremazia che ha fatto ricordare a tutti il cannibale del 2007. Le sue vittorie hanno purtroppo fatto solo da cornice a un anno sfortunato e funesto per i nostri colori. Non solo per il gravissimo lutto. Dodici mesi fa si dava l'annuncio che Rossi lasciava la Yamaha per salire in sella alla Ducati: un binomio italiano nella massima categoria che non si vedeva dai tempi di Agostini con la MV Agusta. Purtroppo è stato evidente sin dall'inizio che il percorso sarebbe stato in salita: Rossi è arrivato a Borgo Panigale con una spalla malconcia, senza conoscere la moto e senza poter provare la Desmosedici. Mentre lui soffriva, dall'altra parte Stoner e la Honda mandavano i primi messaggi: l'australiano una volta cambiati box e casacca ha iniziato a stampare tempi inarrivabili per tutti. La stagione di Rossi e della Ducati è stata un vero calvario, in cui né il pesarese né la casa di Borgo Panigale hanno saputo reagire. Non sono bastati i tanti stravolgimenti che hanno di fatto cambiato radicalmente la filosofia della moto. Rossi ha tentato in tutti i modi di modificare il proprio stile di guida per essere competitivo, ma Valentino non è un mago e dopo ripetuti tentativi ha alzato bandiera bianca. Tutto questo è successo a metà stagione, e le riflessioni del 9 volte iridato e del suo entourage si sono abbattute sul reparto corse Ducati come un macigno: la presa di posizione di «Vale» è stata quasi una dichiarazione di guerra, e solo grazie alla mediazione di Filippo Preziosi (ingegnere capo dell'attività sportiva Ducati) non si è rischiato lo scontro. Rossi ha ottenuto quel che voleva, quindi dopo l'estate Rossi e la Ducati hanno iniziato non più a correre il mondiale 2011, ma a ritagliarsi un forzato ruolo di comparse sfornando moto completamente nuove fino al famigerato arrivo del telaio in alluminio in perfetto stile Yamaha in barba a una continuità storica di casa Ducati che mai aveva adottato una simile soluzione. «Ogni volta che tocchiamo qualcosa e riusciamo a sistemarla - erano le parole di Rossi a metà stagione - facciamo casini da un'altra parte. Non riesco a guidare come vorrei, non sappiamo più cosa fare”. Il campionato 2011 è stato quindi un vero stillicidio per i nostri colori. Abituati a un Rossi protagonista assoluto da 10 anni, ci siamo ritrovati orfani del pilota più forte del motociclismo moderno, un'icona mondiale relegata nelle retrovie con risultati che oscillavano tra la sesta e la decima posizione. Come vedere Messi relegato in serie B e in crisi di gol oppure Federer costantemente al di fuori dei migliori 10 tennisti al mondo. Dopo quest'annata così disgraziata, e quando le cose sembravano mettersi per il meglio per gli altri due alfieri Simoncelli e Dovizioso è arrivata la «batosta» di Sepang: quel maledetto 23 ottobre durante il secondo giro del Gp della Malesia Marco Simoncelli è salito in cielo e il mondiale MotoGp è finito. L'ultima gara di Valencia, tra l'altro dominata comunque dal solito Stoner, è stata solo un pro-forma, un atto dovuto più che altro per motivi di contratti commerciali e anche per celebrare la scomparsa del giovane e sfortunato pilota di Coriano. La perdita di Marco, oltre che una risonanza planetaria (il Coni ha chiesto un minuto di silenzio per tutte le manifestazioni sportive, osservato anche dalla Camera dei Deputati) ha lasciato un vuoto incolmabile per tutto il motociclismo italiano. Marco sarebbe stata la nostra grande speranza per il futuro, il delfino di Rossi ormai pronto a raccogliere l'eredità del pesarese sia a livello sportivo che mediatico. Stava disputando la sua seconda stagione nella massima categoria e oltre ai primi risultati (due podi, tre pole position e sette partenze in prima fila nel 2011) Marco era entrato nelle grazie della Honda ufficiale diventando uno dei piloti di riferimento. La sua scomparsa prematura è arrivata come un fulmine a ciel sereno. «Per fortuna il 2011 è finito», ha detto Rossi dopo l'ennesima caduta all'ultimo Gp di Valencia. Fatta la lista delle cose brutte, proviamo a cercare qualche spunto positivo. Sicuramente Dovizioso può essere orgoglioso della propria stagione: mai una vittoria ma una serie costante di buoni piazzamenti che lo hanno proiettato fino al terzo posto finale. Poi la cattiveria agonistica e la tenacia di Jorge Lorenzo che con una Yamaha non più imbattibile ha regalato grandi momenti di sport come la cavalcata del Mugello, e un pizzico di suspance in quanto unico in grado opporsi al ritorno di «BaStoner». Nelle altre classi, gli iridati Bradl in Moto2, e lo spagnolo Terol nella 125 hanno avuto più o meno vita facile. Se la vittoria di Terol era abbastanza certa, la Moto2 ha avuto un campionato meno regolare ma più spettacolare. Bradl ha conquistato meritatamente il suo primo iride, ma certo che l'assenza del piccolo Marquez nelle ultime due gare per un infortunio lo ha liberato da una bella serie di grattacapi. Infine un saluto alla classe 125, ultimo baluardo del motore 2 tempi che farà posto alla Moto3, dopo una carriera iniziata nel 1949.

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