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Lazio, un nuovo leader

Hernanes

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Con la società che tiene ancora «blindati» i nuovi acquisti, una delle star del ritiro è proprio lui, il Profeta. Hernanes sorride, si concede, rilascia interviste ai media brasiliani e, da nuovo leader, promuove il mercato della società. Per lui, in fondo, è una prima volta. L'anno scorso, di questi tempi, stava cercando di regalare al San Paolo l'ultima gioia prima dell'addio, quella Coppa Libertadores sfuggita per un soffio. Così, Hernanes sta vivendo il precampionato con la Lazio come fosse un debutto assoluto nel calcio italiano. Difficile che in Brasile abbia visto contesti del genere. Le Dolomiti, le bandiere della Lazio sui balconi delle case, i cori, le foto, gli autografi ai tifosi. Lui pensa bene di arrivare in bicicletta al campo di allenamento, si ferma con tutti, sorride, scherza, incamera quell'affetto che ha cercato sin dal primo giorno: «Mi piace sentirmi amato», aveva confessato un anno fa. Un tifoso gli dice: «Hernanes, dai, è più bello stare qui che in Coppa America». Lui risponde con un sorriso. Non che il ritiro di Auronzo non gli piaccia, ma è chiaro che la mancata convocazione di Menezes ha lasciato il segno. Però il Profeta ha risposto a modo suo. Si è presentato in ritiro già tonico, ha strappato applausi nella prima partitella a ranghi misti ed è anche andato a segno. Ha voglia di confermare quanto detto da Reja: «Il vero Hernanes lo vedrete al secondo anno in Italia, con un po' di riposo in estate e una preparazione completa». La Lazio è diventata il suo mondo. Anche quando è in contatto col Brasile non parla d'altro. «La squadra necessitava di rinforzi - ha spiegato in un'intervista a Globoesporte - e stiamo costruendo un gruppo migliore di quello dell'anno scorso. Non sarà facile fare meglio rispetto alla passata stagione, ma se ci riusciremo sarà una grandissima cosa». Fa i complimenti alla società per la campagna acquisti, in particolare apprezza il primo colpo: «Klose è senza dubbio un'aggiunta importante - dice del tedesco - un calciatore con una mentalità internazionale, con tanta esperienza, che ha avuto successo nei club e in Nazionale. Ci darà una mano». Magari anche a vincere quel derby che ormai sfugge da troppo tempo. E' questo il leit motiv dei sostenitori giunti sulle Dolomiti. Gliel'hanno ripetuto anche ieri: «Profeta, l'anno prossimo dobbiamo vincere solo due partite, all'andata e al ritorno con la Roma». Il brasiliano l'aveva promesso già dodici mesi fa, non ci è ancora riuscito. Ce l'ha sulla lista delle cose da fare insieme alla riconquista della Seleçao. Due obiettivi collegati, perché non c'è grande Lazio senza un grande Hernanes. Il Profeta è e si sente al centro del progetto. Dove prima c'era Zarate. A guardarli, l'uno tonico e disponibile, l'altro appesantito e sempre sfuggente, la staffetta sembra quasi essersi compiuta.

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