Il mondo sulla Roma
È corsa a cinque. Americani e arabi impegnati in un testa a testa, il romano Angelucci primo inseguitore, altri due concorrenti spuntati a sorpresa ma battuti in partenza. L'acquisto della Roma è diventato un intrigante affare internazionale. Alla scadenza del termine, fissata per ieri, nella sede milanese dell'advisor Rothschild sono state presentate cinque offerte, lo stesso numero delle proposte non vincolanti formulate lo scorso novembre. Un risultato al di là delle aspettative e definito «soddisfacente» da fonti Unicredit. Stavolta tutte le offerte sono vincolanti e coperte da garanzie bancarie. A inviare i documenti pieni di cifre e non solo sono stati la cordata di cinque americani guidata da Thomas Di Benedetto, l'imprenditore romano Giampaolo Angelucci, il fondo Aabar di Abu Dhabi, un fondo misto composto da capitali statunitensi e libici, un gruppo francese non meglio identificato. Le ultime due proposte si possono considerare già scartate, la lotta si restringerà agli altri tre contendenti. Gli americani, causa fuso orario, hanno presentato l'offerta per ultimi ma potrebbero arrivare primi al traguardo: la loro offerta per il 67% della Roma, recapitata dallo studio legale Tonucci, si aggira sui 120 milioni di euro, è garantita finanziariamente dalla banca Piper Jaffray e corredata da un dettagliato progetto di rilancio del club. Ma soprattutto è condizionata al patto raggiunto la settimana scorsa a New York con i dirigenti di Unicredit che controllerebbe il club insieme a DiBenedetto& Co. con una quota del 40% e avrebbe poi diritto a cedere un 20% a un partner italiano. Nel progetto a stelle e strisce è prevista una ricapitalizzazione «sostanziosa» e la banca coprirebbe la sua parte. Altrettanto competitiva, almeno dal punto di vista economico, la proposta di Aabar. Il ricchissimo fondo arabo, principale azionista di Unicredit con il 4,9%, è pronto a investire tra i 130 e i 140 milioni di euro per la quota di maggioranza e metterebbe sul piatto altri 80 milioni per l'aumento di capitale. A differenza degli americani, Aabar andrebbe avanti da sola nella gestione della Roma. Gli arabi sembravano essersi defilati e invece continuato a lavorare. Si narra di un loro passaggio a Trigoria nei mesi scorsi. Di sicuro sono supportati dagli avvocati romani del prestigioso studio legale internazionale Dla Piper e la loro offerta è pervenuta attraverso una società lussemburghese denominata Claraz Sa. Angelucci ha ritoccato di poco la cifra dell'offerta originaria: il «re delle cliniche», unico italiano in corsa, ha messo sul piatto poco meno di 100 milioni di euro, impegnandosi di investirne altrettanti nei prossimi tre anni per il rilancio del club. I suoi advisor sono Banca Imi e la società di consulenza Kpmg. Chi vincerà? Lo sapremo entro il fine settimana o al massimo all'inizio della prossima. Ieri sera Rothschild ha inviato tutti i documenti ai dirigenti di Unicredit. Dopo un primo «check» della banca, nei prossimi giorni verrà convocato il cda ristretto di Italpetroli, composto da Rosella Sensi, l'uomo di Unicredit Antonio Muto e il professor Attilio Zimatore. Conclusa l'analisi dettagliata delle proposte verrà proclamato il vincitore. La scelta «avverrà - si legge in un comunicato diffuso da Italpetroli - sulla base di criteri non solo quantitativi ma anche qualitativi». Tradotto: non si guarderà solo alle cifre ma anche i progetti. Una volta deciso con chi avviare la trattativa in esclusiva, ci vorrà un mese abbondante per firmare i contratti e completare l'Opa sulle azioni in Borsa. Ci sarà tempo invece fino a giugno per chiudere l'arbitrato tra Unicredit e Italpetroli: così ha deciso la Camera Arbitrale. Comunque entro marzo la Roma avrà un nuovo proprietario. Finalmente.
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