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Tonfo Inter

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Duepunti nelle ultime quattro partite e il sesto posto in classifica a nove punti dal Milan capolista preoccupano i tifosi, lo staff tecnico ma soprattutto il presidente Moratti. Per ora la panchina di Benitez sembra salva, almeno fino a mercoledì sera, quando a Siro arriverà il Twente. La società non è contenta, come dimostra la presenza nello spogliatoio del direttore sportivo Marco Branca subito dopo la sconfitta di ieri. E sul tecnico spagnolo si aggira l'ombra di Fabio Capello, da sempre stimato dal presidente Moratti. Benitez, però, non ha paura dell'esonero: «Ho la fiducia del presidente, sono un professionista e ho tanti anni di esperienza. Io penso alla Champions, se battiamo il Twente cambia tutto». In verità un successo Coppa cambierà soltanto una cosa: l'allenatore potrà continuare a lavorare fino al Mondiale per club di metà dicembre, dichiarato obiettivo stagionale. Una fallimento ad Abu Dhabi, tutt'altro che remoto visto lo stato attuale dei problemi nerazzurri, segnerebbe inevitabilmente la fine del rapporto tra l'Inter e Benitez. «Dobbiamo lavorare – ha ammonito il tecnico – ma contro il Chievo non abbiamo giocato male. Abbiamo reagito al loro primo gol e avuto diverse occasioni, l'atteggiamento della squadra mi è piaciuto. Certo se fossimo passati in vantaggio, sarebbe stato tutto più facile». In realtà la gara di Verona ha scalfito anche le poche certezze rimaste alla truppa di Benitez, falcidiata dagli infortuni e capace di segnare la miseria di 14 gol in 13 partite (Eto'o da solo ne ha realizzati 9). La difesa, ad esempio, aveva sempre fatto bene, incassando soltanto sette reti prima del tracollo contro il Chievo, inspiegabile e ingiustificabile. L'attacco clivense, a secco da 360' e incapace di battere Parma, Fiorentina, Bari e Sampdoria, non è certo quello del Barcellona: l'ultima rete realizzata dalla squadra di Pioli risaliva al 24 ottobre contro il Cesena. Eppure l'Inter aveva cominciato bene la gara di Verona. Nonostante le difficoltà di un campo ai limiti della regolarità e la formazione obbligata, nei primi 30' i nerazzurri hanno sfiorato il vantaggio in almeno un paio di circostanze. La più clamorosa, al 13', quando Eto'o ha liberato Pandev davanti a Sorrentino: il macedone ha scartato il portiere clivense ma poi, proprio come a Lecce, si è divorato il gol calciando sul palo. Successivamente ci hanno provato Stankovic, Santon e Sneijder su punizione, ma Sorrentino ha subito dimostrato di essere in giornata di grazia. Al 29', alla prima occasione buona, il Chievo si è portato in vantaggio. La trama Rigoni-Costant-Thereau ha liberato l'ottimo cross di Frey, fino a quel momento in difficoltà di fronte agli attacchi nerazzurri: Castellazzi nulla ha potuto sull'imperioso stacco di Pellissier, dimenticato da Santon. L'Inter ha accusato il colpo, si è innervosita (brutto l'episodio della testata di Eto'o a Cesar) e nel finale del primo tempo ha rischiato il colpo del ko sulle iniziative dello scatenato Pellissier. Nella ripresa i nerazzurri hanno provato a reagire e sfiorato il pareggio nei primi 20' con un pallonetto di Stankovic e una conclusione di punta di Eto'o: in entrambe le circostanze Sorrentino si è superato. Aiutata dall'instancabile lavoro dei centrocampisti (Constant su tutti), la difesa del Chievo ha resistito. Finché al 37', sull'ennesimo contropiede, è arrivato il raddoppio di Moscardelli. La rete di Eto'o, in pieno recupero, sarà ricordata solo per le statistiche, che parlano di un'Inter una sola volta a secco (nel lontano 2004) nelle 17 gare giocate contro il Chievo. Una consolazione magra in vista della sfida col Twente. Un match senza ritorno per Benitez e forse anche per la stagione dell'Inter.

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