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Il collettivo la vera forza dei laziali

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Diciamoalmeno quattro: tre in serie A, una tra i «cadetti». A parte la classifica in termini di numeri, tra le cosiddette «elette» spiccano Lazio, Napoli e Juventus; e in B la Reggina. Parliamo di novità, naturalmente, non in assoluto ma relativamente ad un vicino passato. In questo senso, stupisce soprattutto la Lazio, che finalmente - dopo non poche stagioni di difficoltà e di contrasti (soprattutto tra il presidente e i tifosi) - ha trovato prima di tutto la via di un azzeccato calcio mercato, quindi un vecchio, bravissimo allenatore e, infine, di un Lotito meno insofferente e chiuso dagli anni passati. E non dimentichiamoci l'aquila: il simbolo tradizionale del club biancoceleste (il più antico torneo) si è materializzato in un autentico, gagliardo volatile che finora, volteggiando e planando sull'erba dello stadio Olimpico, ha portato fortuna alla squadra ed un nuovo, bollente entusiasmo ai suoi sostenitori. In sette turni, la Lazio ha perduto una sola partita e ne ha pareggiata un'altra: la prima, ad apertura di calendario, con la Sampdoria col debutto stagionale (su «rigore») di Cassano; la seconda, alla quarta giornata, col Milan vincendo, invece, tutte le altre (Bologna, Fiorentina, Chievo, Brescia e infine, domenica, Bari). I gol segnati sono 10, la metà quelli incassati dal giovane portiere Muslera. Non c'è un goleador che s'imponga a tutti i compagni, come accade nel Napoli per Cavani, ma - forse anche meglio - ci sono tre giocatori, Floccari, Hermanes e Mauri autori di altrettante doppiette, più Kozak, Ledesma, Rocchi e Zarate, una rete a testa: a dimostrazione della forza collettiva del «team», allenato dal vecchio Reja, un allenatore ripescato all'estero e che pareva avviato ad una decorosa pensione, mentre ha fatto «vede lo stravede», come si dice a Roma. I tifosi sono, tuttavia, entusiasti soprattutto per l'ingaggio di Hernanes che sembra aver trasformato, letteralmente, il profilo tecnico e tattico della Lazio. Tra l'altro la squadra dell'aquila, che nelle due prossime giornate ospita il Cagliari e fa visita al Palermo, non ha neanche impegni di Coppa per cui può concentrare le sue rispettabili risorse sul torneo nazionale. Del Napoli si è scritto e si è letto molto: la sensazione più diffusa è che siamo di fronte ad una grande squadra a metà: fa troppi pareggi (3) e incassa troppe reti (9), ma quando riesce a sviluppare un gioco, corredato dai gol geometrici ed entusiasmanti di Cavani, diventa irresistibile. Probabilmente, manca di rincalzi all'altezza dei titolari e, siccome nelle Coppe e nelle Nazionali dei giocatori importanti vi figura, paga lo scotto al calendario e giovedì ospita il Liverpool. Ma la vera novità, accanto a quella rappresentata dalla Lazio, si chiama Juventus: l'avvento di un giovane Agnelli, e la ricostruzione tecnica di Del Neri, più qualche acquisto azzeccato come quello di Krasic (3 reti) hanno fatto il miracolo della resurrezione di un club strapazzato dalla morte dei vecchi padroni, dalle assurdità della gestione sanitaria e dallo scandolo di Calciopoli. Troppi ricordi e troppe passioni si legano al nome della società bianconera. Su un filo che corre da Boniperti e Del Piero, per non registrare come positiva la resurrezione della Juve. E ci consenta, in finale, di plaudire all'incredibile marcia in serie B della Reggina; oggi terza, ieri, alla ottava. E Dio sa quanto costa al Sud un club di serie B.

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