Corea del Sud, i figli del vento
«Quello di Sudafrica 2010 sarà l'ultimo capitolo della mia vita calcistica. Per questo voglio metterci tutta l'energia e l'impegno possibile affinché la nostra nazionale ottenga un buon risultato, come nel 2002». Fra tanti allenatori che si tengono sul generico e usano toni diplomatici, eccone uno che punta direttamente al bersaglio. È quel Huh Jung-Moo, 55enne ct della Corea del Sud, presente per la settima volta consecutiva alla fase finale di un Mondiale e decisa a ricavarne il massimo. Ottimismo del tecnico a parte, probabilmente sarà impossibile ripetere il quarto posto dell'edizione 2002, quella ospitata dai coreani e dal Giappone, così il vero traguardo è quello di entrare fra le prime otto, nonostante le difficoltà di un girone iniziale con Argentina, Nigeria e gli ex campioni d'Europa della Grecia. Ma Huh è sicuro che i suoi, che corrono a mille all'ora e cercano di privilegiare un calcio d'attacco all'olandese, frutto degli insegnamenti di Hiddink ed Advocaat, (amatissimi in Corea), possano recitare la parte della sorpresa. A confortare il ct sono arrivate le prestazioni delle due stelle della nazionale, Park Ji-Sung (quello del Manchester United) e Park Chu-Young, protagonista di una buona annata anche con il Monaco. Sono loro le punte di diamante di una squadra di cui fa ancora parte quell'Ahn Jung-Hwan che nel 2002 eliminò con un suo gol l'Italia, facendosi cacciare da Gaucci che era il suo presidente al Perugia. La coppia d'attacco con Ahn e Lee Dong-Gook non è più quella micidiale di una volta, ma potrebbe rivelarsi adatta per mandare in crisi difensori un pò macchinosi come quelli argentini o distratti come i nigeriani. In ogni caso, la Corea del Sud ha l'arma segreta, ovvero l'utilizzo di una serie di prodotti, anche nell'alimentazione, a base di aglio che servirebbero a purificare l'organismo e a migliorare le prestazioni atletiche: ecco perchè, sul campo, per annientare gli avversari, forse basterà la marcatura...a fiato.
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