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Il calcio troppo spesso vive - a livello politico e giuridico - rivoluzioni sull'onda dell'emotività di un episodio, di una emergenza.

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Eppure,le ultime decisioni del giudice sportivo suggeriscono riflessioni importanti. Perché cori beceri nei confronti di un giocatore - nel caso specifico dei senesi a De Rossi - volgari, violenti e reiterati, valgono come le bottigliette di plastica lanciate sulla pista d'atletica dai romanisti: 10.000 euro. Ma se poi ad un calciatore, nella fattispecie Criscito, del Genoa, scappa in piena trance agonistica, un popolare «vaffa» nei confronti dell'arbitro che fischia un fallo, viene squalificato per due giornate. Attenzione: lo stesso arbitro che a detta di tutti, soprattutto del suo capo, il designatore Pierluigi Collina, ha combinato un sacco di disastri con le sue decisioni errate. Ecco, la necessità di una maggiore equità nei giudizi, non solo sul campo, cresce in modo esponenziale dopo le ultime decisioni del giudice sportivo del nostro campionato. Perché una partita si può sospendere - con relativa squalifica del campo - solo se gli insulti sono di natura razzista? Non è ugualmente grave insultare un giocatore non per il colore della sua pelle, ma augurandogli la morte come ad un suocero? E non è grave che nessuno faccia nulla per impedire che questo stillicidio di volgarità prosegua senza intervenire, magari un calciatore o l'allenatore di quella squadra per cui la curva dei volgari tifa? E ancora: a cosa servono queste sanzioni pecuniarie? A rendere le società sempre più in scacco dei violenti o dei volgari. Ecco, dagli arbitri permalosi o troppo permissivi, a regole che non appaiono puntuali alle necessità del nostro calcio, serve una generale regolata. Nel senso stretto del termine: un codice che non si crei solo ed esclusivamente all'indomani di un evento clamoroso, ma recepisca in tempo reale le dissonanze, peggio, le contraddizioni e gli squilibri di sanzioni e squalifiche. Tagliavento pretende rispetto da Criscito: sacrosanto. Ma a lui, quando gioca a calcetto con gli amici, non scappa mai un innocuo e non reiterato «vaffa» a qualcuno? L'idea di fondo dei forti con i deboli e deboli con i forti - intesi come calciatori famosi, bravi e di personalità - è sempre odiosa.

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