Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

I Sensi aprono le porte a Soros

Esplora:
default_image

  • a
  • a
  • a

Nella nota, l'ultima di una lunga serie, la holding dei Sensi precisa di non aver ricevuto «alcuna formale manifestazione di interesse, né offerta, di qualsivoglia ammontare, da parte di fondi di investimento riconducibili al Sig. George Soros e, pertanto, alcuna intesa di alcun genere è stata raggiunta con lo stesso o con suoi rappresentanti in relazione alla partecipazione di controllo in A.S. Roma». Non si nega, però, una trattativa per la cessione della società come nei comunicati precedenti: è la conferma di come i Sensi ora siano decisi a vendere. L'offerta di Soros (283 milioni per il 100% del club), peraltro, è arrivata sul tavolo dello studio Lovells dove lavora l'avvocato De Giovanni e non direttamente a Italpetroli. Da qui la smentita di una proposta formale dettata dalla Consob, irritata per l'assenza di comunicazioni nei giorni scorsi. Nella nota si precisa inoltre «che nessuna offerta è stata presentata da parte del Sig. Follieri in proprio, o per conto di fondi dallo stesso gestiti» e si escludono «contatti con tale persona, o suoi rappresentanti». In questo caso la smentita è più decisa. I Sensi non hanno intenzione di trattare con altri a parte Soros e così lo hanno fatto sapere agli americani che sono pronti a tornare la prossima settimana. Sempre che il magnate ungherese dia l'ok. Di sicuro arriverà nella Capitale l'avvocato Tacopina, coinvolto insieme all'advisor Inner Circle Sports anche nell'affare della cessione del Bologna. A New York aspettavano una carta scritta con la disponibilità a trattare dei Sensi: il comunicato di ieri non lo è ma gli assomiglia. Gli americani lo hanno accolto con una certa indifferenza. Da lunedì in poi ogni giorno è buono per la stretta finale. La Borsa ci crede: ieri le azioni della Roma sono cresciute del 9,17%, chiudendo a 1,31 euro.

Dai blog