Morto Galdi, firma della «Rosea»
Aveva 89 anni, buona parte dei quali spesi a raccontare con la sua monumentale macchina per scrivere, ma spesso anche dettando a braccio, l'evoluzione dello sport italiano. Sempre con disincanto, però, figlio di una cifra ironica spiccata: battutista a volte persino feroce, aveva coniato decine di soprannomi (ma anche neologismi, tra i quali il "whiskaccio" reso celebre da Nicolò Carosio) indovinati. Era nato a Roma nel 1917 e dopo il duro periodo della guerra, si era affacciato nel mondo dello sport, occupandosi di ippica. Negli anni Cinquanta è cominciata la fase più intensa della sua carriera, una vita passata alla Gazzetta dello Sport, dopo avere collaborato con «Giornale d'Italia» e «Momento Sera». Ma è proprio alla "Rosea" che ha dedicato quasi 40 anni di professione: entrato nel 1954, è diventato nel 1960 capo della redazione romana raccontando il boom del pugilato di Benvenuti e Mazzinghi e l'evoluzione del calcio capitolino dagli anni bui della Rometta e della Lazietta, presenze fisse in zona retrocessione, a quelli degli scudetti.
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