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Il Portogallo di Deco sfida l'intramontabile Zidane

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Tifosi lusitani pazzi per il nuovo genio e per l'esperienza di Figo. La Francia si aggrappa ai veterani

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Molti non hanno il biglietto, ma ne comprano dai «cugini» brasiliani. Come al solito i rappresentanti della torcida sono molto ben forniti di tagliandi, il problema è che Ronaldo e compagni sono già tornati a casa. Così per continuare la vacanza in Germania la soluzione migliore è vendersi gli ingressi per le partite, visto che tra portoghesi e qualche francese di sicuro la richiesta non manca. È il segnale che cresce l'attesa, anche se questa in terra bavarese non è la semifinale che tutti si attendevano. Doveva esserci l'invasione degli inglesi e degli hooligan neutralizzati a ritmo di samba, nel comune denominatore della birra, bevanda regina da queste parti (si marcia al ritmo di pinte da un litro) e amatissima anche dai brasiliani. Invece ecco il portoghese malinconico e con le parole mozze dei lusitani. Chi sogna un'altra notte magica di Zidane e chi una prodezza di Figo, chi si dispera per la mancata presenza del Fenomeno Ronaldo, tanto alla fine vince uno solo e sempre di giocatori galattici si tratta. Nel frattempo dal ritiro del Portogallo il terzino Miguel, finora uno dei migliori della sua squadra, garantisce che il Portogallo sta per entrare nella storia, nonostante continui a giocare il suo calcio per linee orizzontali, costretto dalla cronica mancanza di un autentico goleador che di sicuro non è Pauleta. Neutralizzare Malouda da una parte e Ribery dall'altra, è il compito che spetterà a Miguel e Nuno Valente, e potrebbe essere anche la chiave tattica della partita. Le massime distribuite ai suoi da Scolari prevedono un'altra nottata di lotta, orgoglio e nessun timore di vincere, perché Felipao è anche un grande motivatore. Deco e Scolari sono il Brasile che può ancora vincere il Mondiale, ed il motivo per cui qualche tifoso verde-oro il biglietto del match di Monaco ha deciso di tenerselo. In fondo sarà bello tifare per dei vecchi amici, e poi a Marienplatz la festa continua comunque vada. Dall'altra parte c'è invece la Francia: i transalpini sono tornati, brasiliani e spagnoli se ne sono già accorti. Lilian Thuram suona la carica di quella nazionale che lascerà al termine della rassegna iridata. Lo aveva già fatto nel 2004, assieme a Zidane e Makelele, poi il ct Domenech ha pregato in ginocchio i tre veterani di ripensarci e adesso lo juventino e l'idolo del Bernabeu, lo ringraziano, perché ha permesso loro di vivere una nuova, straordinaria, avventura mondiale. Thuram combatte l'eccessivo entusiasmo ma non nasconde un certo ottimismo. «Siamo cresciuti ad ogni partita e abbiamo lo stesso spirito di otto anni fa. Siamo tornati umili, e poi, come allora, alla Francia è difficilissimo fare gol, agli altri non riesce di metterci sotto». In questo ritiro francese preso all'improvviso d'assalto, la parola d'ordine è non esagerare con i complimenti, ma ciò non vuol dire evitare di credere nel grande sogno. Il desiderio segreto di Zidane, troppo timido per dirlo apertamente, è di lasciare il mondo del pallone da trionfatore, in attesa che la favola si compia la notte del 9 luglio a Berlino. Peccato che debba stare attento al rischio ammonizione: è uno dei sei francesi diffidati».

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