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di FABRIZIO FABBRI FORLÌ — Il piccolo capolavoro della Virtus di Svetislav Pesic ...

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Rosso, come il cuore che pulsa sotto le canotte di giocatori che sanno fondere tecnica, grinta ed uno splendido carattere. Quello di un gruppo che la sfortuna, materializzatasi sotto le sembianze dell'infortunio muscolare che ha spedito in borghese Ekezie, non ha saputo fiaccare. Anzi gli ha regalato ancora maggiori energie per mandare a casa anche la nemica di sempre, Siena, e regalarsi la finale della Coppa Italia, 70-83, con l'appendice di un supplementare. Le luci si spostano allora sui piccoli e grandi eroi di una serata che è solo un'altra tappa d'avvicinamento alla partita decisiva (oggi, ore 18.15, contro la Carpisa Napoli che ha sconfitto la Benetton Treviso, 84-74. Diretta su Sky Sport 2). Il primo è quello che il sindaco Veltroni, presente in tribuna a fremere con la stessa passione del manipolo di tifosi che hanno valicato l'Appennino, ha definito semplicemente genio. Si tratta di Sveto Pesic, il burbero coach che sa anche sorridere. Lui, poco incline a dare gloria con le parole ai suoi giocatori ne ha invece ha spese di dolci e concrete per Righetti, l'uomo in più. Gli ha regalato anche la gioia della standing ovation quando ad una manciata di secondi dalla fine lo ha chinato in panchina dopo che la sua mano aveva fiondato nel canestro senese 25 punti. Lui per una sera capace di travestirsi da Bodiroga di Romagna, con l'eclettico serbo a lavorare sporco per la squadra. Che per frenare i muscoli toscani, con Eze e Chiacig ispirati, ha chiesto al cangurone Helliwell di mulinare di gomito. Lui ha risposto presente, alzando la testa senza paura nella contesa, come ha fatto Sconochini l'uomo che ha dato la scossa, cacciando le paure quando nella prima frazione Siena sembrava volare e le gambe della Virtus non rispondevano a modo. Due volte a -9, prima di chiudere sul 20-13 al 10'. L'impressione era quella di una favola difficile dal trovare un lieto fine. Ma dalla panchina Pesic ha spedito in campo quintetti camaleontici. Helliwell ha alzato i centimetri sotto le plance, mentre Righetti ha squassato le certezze senesi nella sua anomala posizione da ala grande. Ilievski, buona la sua prova pur con qualche sbavatura in più rispetto a Bologna, ha innescato la linea della pressione capitolina e si è arrivati al 20' sul 35-36, grazie anche ad Hawkins che scaldatosi come un diesel ha trovato la via del canestro. Terza frazione tutta per Roma, più fluida in attacco, e 48-55 al 30'. Ma Siena non ha mollato, Virtus ancora avanti di 8 (52-60) e poi di 4 (59-63, tripla di Bodiroga), ma cinque punti di Thomas e due liberi di Chaicig hanno spedito indietro Roma di 3 (66-63) ad 1'23" dal termine. Righetti ha insaccato la tripla del pari prima dell'errore di Bodiroga che ha consegnato il verdetto al supplementare. Dove era lecito aspettarsi che la freschezza di Siena avrebbe potuto fare la differenza. Ed invece a spaiare i giochi ci ha pensato quel cuore immenso della Virtus targata Pesic. La difesa di Roma è diventata una tonnara inaccessibile dove i tentacoli ed i gomiti si sono mischiati. E in attacco la sentenza è stata scritta dalla lunga, due volte con l'inarrestabile Righetti e poi con Tusek che ha scelto il momento migliore per insaccare la sua unica tripla: quella della staffa (66-75), che ha spinto la Lottomatica alla vittoria finale. Adesso la finale. Sostantivo gustoso, che nel basket romano era quasi dimenticato. Quaranta minuti per regalarsi un sogno.

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