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Niente microchip Sui gol fantasma poteri all'arbitro

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L'avversario era di prestigio, le attese erano modeste per cui la vittoria è stata accolta con gioia ed ottimismo al punto tale che anche una possibile sconfitta contro la Costa d'Avorio (pericolo svanito negli ultimi minuti) sarebbe stata probabilmente accettata senza drammi o polemiche. Quest'ultima partita ha poi portato acqua al partito del microchip, che è poi la versione meno rivoluzionaria della moviola in campo. Quando il portiere dei nostri avversari ha fermato la palla sulla linea o appena dentro la sua porta sul tiro di Diana si è levato un coro: «Che cosa sarebbe successo se una situazione del genere si fosse verificata in una finale della Coppa del Mondo?». A chi ha memoria corta o è molto giovane ricorderò che nella finale del mondiale inglese del 1966 all'Inghilterra fu assegnato un gol per un pallone che quella volta la linea non l'aveva certamente superata.Anche qui mi schiero con la minoranza, cioè con il partito che non vorrebbe sottrarre all'arbitro, a favore della tecnologia, il controllo delle situazioni di gioco. Nemico dichiarato e convinto della moviola in campo, sulla questione dei gol fantasma ripeto quanto ho già scritto e detto mille volte. In un campionato non credo che ci possano essere più di quattro o cinque situazioni di questo tipo, sulle quali comunque l'arbitro ha il 50 per cento di probabilità di avere ragione. Ed allora vale la pena rivoluzionare la fabbricazione di milioni di palloni per fare chiarezza su episodi rarissimi quando tutti i campionati, da quando è stato inventato il calcio, sono decisi da centinaia di calci di rigore o di fuori gioco sui quali non c'è moviola o microchip che tenga? Parlando di finali mondiali ce lo ricordiamo il calcio di rigore regalato alla Germania nella finale del mondiale del 1990 ai danni dell'Argentina? L'episodio non è stato meno importante o meno decisivo di quello di Wembley 1966 eppure nessuno all'epoca invocò la moviola in campo, che in ogni caso non avrebbe chiarito nulla perché ci sono azioni, nel calcio ed in quasi tutti gli sport, in cui non c'è da scegliere tra il bianco ed il nero ma ci sono ampie zone grigie. Cambio argomento per dire che non mi strapperei le vesti se l'Italia dovesse rinunciare all'organizzazione dei Giochi del Mediterraneo, assegnati a Pescara. Questa manifestazione sta purtroppo seguendo il destino di un altro evento polisportivo che sta perdendo valore e significato, le Universiadi, alle quali sono personalmente ed affettivamente legato, avendovi partecipato tre volte ed avendovi immeritatamente conquistato due medaglie di bronzo. Credo che queste prove (Mediterraneo ed Universiadi) abbiano perso quel valore tecnico e quel significato sportivo che certamente avevano quando sono state inventate. Se poi la figuraccia di Pescara vuole solo sottolineare i guai che nascono dall'intreccio con la politica di alcune situazioni organizzative allora è giusto preoccuparsi e denunciare ma legare il nostro prestigio internazionale all'assegnazione o meno di alcuni eventi mi pare fuori luogo. Allo stesso modo non credo sia particolarmente importante ottenere l'organizzazione degli Europei del 2012 ai quali invece il mondo del nostro calcio (o parte di esso) attribuisce grande rilievo anche perché il Coni ci ha fatto sapere che i nostri stadi vanno bene così. Il che, naturalmente, non è vero.Aggiungo che il problema degli stadi è molto, molto più importante di quello demagogico del prezzo dei biglietti.

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