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di DARIO BERSANI CASTELROTTO — Il giorno dopo la tempesta Tas, il giorno del compleanno ...

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«E' una mazzata che non ci voleva, ma continuo ad essere fiducioso sul tesseramento dei miei compagni». Francesco Totti continua a credere nel futuro, quindi, e lo ha ribadito ai microfoni di Mediaset: «Il mio sogno rimane lo scudetto. E' un'impresa difficile, ma ci credo e ci spero. Le altre tre grandi si sono rinforzate molto. Juve, Inter e Milan sono due o tre gradini avanti a tutti, il nostro obiettivo sarà rientrare in zona Champions League. Questo dovrà essere l'anno del riscatto, abbiamo l'obbligo di far grande questa città». In ordine sparso, il numero dieci giallorosso ha detto la sua anche sul divorzio da Franco Zavaglia, quel contenzioso che rischia di costargli caro. «Se fossi rimasto con lui non avrei mai firmato con la Roma, lo ha detto anche il presidente Sensi. Zavaglia ha sempre fatto il doppio gioco». A ritroso, Totti vuol lasciarsi alle spalle un anno a dir poco negativo. «E' stata una stagione nera. Da Poulsen a Colonnese, sono errori che non dovrò ripetere. Sbagliando s'impara. Spalletti ha ragione, se c'è la disciplina tutto il resto viene di conseguenza. Ieri a Castelrotto è arrivato a trovarlo il papà Enzo. Proprio sulla sua vita privata, una puntualizzazione: «Io e Ilary non vogliamo pubblicizzare la nostra sfera affettiva. Mio figlio? Posso dire che non si chiamerà Francesco junior, anche se ci avevo pensato. Sarà un nome normale, così come il parto: naturale». Su Cassano, Totti spende parole di stima: «Innanzitutto sono amico di Antonio, fa parte integrante di un progetto vincente. Tecnicamente può fare la differenza. Il colpo più importante del mercato? Pizarro. E' fondamentale per il gioco di Mancini, un grande centrocampista». Luciano Spalletti intanto tiene duro e non si deprime. Rilancia, anzi. «Il mio stato d'animo è inalterato, non posso che prendere atto del giudizio andando avanti per la mia strada senza pensare a condizionamenti esterni. Con questo gruppo la Roma avrà la possibilità di far bene: è un organico di tutto rispetto. Spero che questo stato di cose possa cambiare, ma se non accadrà, procederemo ugualmente. Ho fiducia nella società, perché ci dovranno dare ragione». Aldilà della professione di ottimismo il tecnico si attendeva però un altro esito della vicenda: «Inutile negarlo, speravamo in una decisione diversa. Siamo rimasti tutti sorpresi, non sono certo contento, anzi: mi girano le pà». Senza troppi giri di parole, con la schiettezza tutta toscana che lo contraddistingue, Spalletti è convinto che la vicenda Mexes non sia finita qui: «Non può essere un dettaglio a farmi desistere. Certo, avevamo qualche idea per rinforzare la rosa. Questo non è il momento di demordere o demoralizzarsi. Serve invece rimboccarsi le maniche e continuare a lavorare con la stessa applicazione e lo stesso atteggiamento positivo e di sacrificio che ho visto finora». Nelle amichevoli i quattro nuovi arrivi ci saranno. «Li utilizzeremo, anche perché tenerli fuori sarebbe un duro colpo al morale di professionisti che stanno lavorando con grande entusiasmo. Sarebbe come ucciderli. Lo stesso della gente che ci sta seguendo in questi primi giorni di ritiro. Da questa base dovremo ripartire. La nostra volontà è quella di non cedere i pezzi migliori. Chivu? Non si muoverà via da qui, lo ha ribadito anche lui». C'è chi lo ha già battezzato sergente di ferro, ma lui preferisce elogiare l'impegno della squadra: «Stiamo svolgendo allenamenti normalissimi, nulla di trascendentale. La cosa importante è che tutti proseguano ad allenarsi con spirito di gruppo, senza mollare mai e senza risparmiarsi». Sul momento Roma si è espresso a «Repubblica Radio» anche Montella: «L'obiettivo? Credo sia importante diventare una squadra. La Roma dovrà prima di tutto ritrovare sé stessa e la normalità che negli ultimi tempi è mancata. Una squadra diventa tale soprattutto se riesce a instaurare una buona convivenza fra le persone».

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