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Il Milan ringrazia Paparesta

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I rossoneri battono l'Empoli a 5' dalla fine con un discusso rigore trasformato da Pirlo Decisivo il contatto Balli-Tomasson. I toscani: l'arbitro non ha fischiato quel fallo

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L'aveva bocciato in pieno inverno il presidente Berlusconi, nell'intervallo del derby, e la stessa sentenza è venuta dal campo in Milan-Empoli. La bella sorpresa invece il Milan l'ha trovata nell'uovo di Pasqua sotto forma di un calcio di rigore, che Paparesta ha fischiato a 5' dalla fine di una gara che difficilmente i rossoneri avrebbero portato a casa in un altro modo. Rigore discusso, molto discusso, per presunto fallo del portiere Balli in uscita su Tomasson. Un rigore che ha anche determinato l'espulsione di Balli, e sul quale lo stesso Ancelotti è parso molto cauto nel commento. Una decisione che potrebbe rivelarsi determinante sulla via dello scudetto rossonero, e con la quale Paparesta si è preso una bella responsabilità. A vista d'occhio il rigore era decisamente dubbio, e le prime moviole offerte dai teleschermi sembrano proprio dargli torto. Quello che invece è emerso con grande chiarezza da questa partita è che il Milan è sulle gambe, stanco, pauroso. La notte degli spettri al Riazor ha lasciato il segno. Il Milan scricchiola nelle giunture dei suoi giocatori più importanti: da quelle anziane di capitan Maldini, a Nesta, fino al giovane fenomeno Kakà e al capocanniere Shevchenko. Benzina finita perfino per «Ringhio» Gattuso, e poi quantomeno in riserva per Seedorf. Il risultato non è cambiato con il cambio di modulo perché l'avversario più ostico non era l'Empoli (che ha giocato una partita appena onesta, costretto alla prudenza dalle assenze e dalla classifica) ma la paura. Paura di guardare il tabellone che mostrava la vittoria della Roma, ansia ogni volta che gli avversari avevano la palla e il pensiero correva a una difesa non certo impermeabile. All'annuncio delle formazioni fa sensazione il Milan a una sola punta, ma col senno di poi la vera mossa - una mossa di estrema prudenza se non paura - è l'impiego di Costacurta al posto di Pancaro. L'esperto difensore viene messo lì, terzo centrale, per puntellare Nesta e Maldini e coprire le avanzate di Cafù. I due saranno i migliori del Milan, che però così sposa la cautela a costo di produrre poco in attacco. L'Empoli aspetta e stringe le marcature al limite dell'area. Molto meglio quando crossa Cafù, anche perché anche l'arma del tiro da fuori per i rossoneri è disinnescata dal gran mucchio. Così finisce addosso a Kakà una bomba di Seedorf e lo stesso brasiliano non riesce ad approfittare di un raro regalo dei difensori toscani. Poche le occasioni per il Milan e per di più è scarsa la reattività nei momenti topici di Shevchenko. Ancelotti ci ripensa e al 17' torna con due punte: Tomasson per un fischiatissimo Rui Costa, ma anche Ambrosini che porta benzina nel centrocampo in riserva al posto di Gattuso. Ma non succede niente. Al 38' però l'episodio che decide tutto: Ambrosini serve Tomasson (mentre due suoi compagni sono in fuorigioco in area), che con un pallonetto tenta di scavalcare Balli. La zampata è sbagliata e la palla resta lì in mezzo, mentre Balli in uscita si scontra col danese. Paparesta vede un fallo da rigore su Tomasson. Rigore, espulsione di Balli e fredda trasformazione di Pirlo. E sono tre punti che rilanciano gli stanchi rossoneri. A fine gara la spiegazione dei giocatori toscani: il fallo da rigore non è stato fischiato per il contatto di Balli in uscita su Tomasson, ma per un presunto successivo fallo del portiere: questa, secondo i giocatori dell'Empoli, la spiegazione data in campo dallo stesso Paparesta ai toscani che protestavano. «Ma questo contatto non c'è stato - protestano i giocatori empolesi - e quindi il fallo non c'era e nemmeno il rigore».

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