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di RINO TOMMASI ABBIAMO perduto, come si temeva, anche il doppio e quindi la sconfitta ...

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In due giornate e tre incontri abbiamo raccolto soltanto un set, il primo strappato da Filippo Volandri (numero 48 nella classifica mondiale) a Kevin Ullyett, un buon doppista prestato al singolare solo perché lo Zimbabwe non disponeva di un altro giocatore competitivo. Ho sentito al microfono di Doriana Laraia, inviata della Rai, alcune balbettanti dichiarazioni di Corrado Barazzutti il quale ha avuto il coraggio di definire fortissimi i nostri avversari. Capisco il desiderio di voler difendere i proprio giocatori, ma il tecnico non mi convincerà mai che è fortissima una squadra che contro la Bielorussia ha perso per 4 a 1 solo perché i suoi avversari hanno rinunciato all'ultimo incontro. Wayne Black, il giocatore che ha battuto in tre set Davide Sanguinetti, è stato più volte sconfitto dal nostro Gianluca Pozzi, due mesi fa ha perduto per 6-0, 6-2 dallo spagnolo Robredo. In quanto ad Ullyett ricordo che tre anni fa è stato sconfitto dal nostro Santopadre nelle qualificazioni di Wimbledon. Analizzando i punteggi dei tre incontri troviamo che gli azzurri hanno perduto tutti e tre i tie-break disputati, Volandri contro Ullyett, Sanguinetti contro Black e quindi anche il doppio. Non solo, ma dopo un set evidentemente equilibrato come quelli che si concludono al tie-break non c'è stata reazione, ma solo il crollo registrato dal 6-1 subito da Sanguinetti e dal 6-2 subito dal doppio nel set successivo. Al limite c'è addirittura un aspetto positivo in questa vergognosa sconfitta ed è quello di aver portato allo scoperto una situazione di crisi che non sarebbe stata medicata da una eventuale vittoria sullo Zimbabwe. A livello ancora più basso, si sta verificando quello che è accaduto tre anni fa quando l'Italia si è accorta che il nostro tennis stava male quando abbiamo perduto a Mestre dal Belgio e siamo quindi retrocessi in serie B. Ora siamo precipitati in serie C dove i nostri avversari saranno il Lussemburgo o altri paesi di questo livello. Vuol dire che torneremo a vincere ma non è la Coppa Davis che ci da la misura del nostro stato di salute. Negli ultimi venti anni nel singolare maschile dei tornei dello Slam abbiamo raccolto solo tre piazzamenti nei quarti di finale, un bilancio avvilente se confrontato con le nostre possibilità e con i risultati di paesi omologhi al nostro. Si dice spesso che al peggio non c'è mai fine. Purtroppo il nostro tennis sta dimostrando che è proprio così.

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